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 Oggetto del messaggio: La partita
 Nuovo messaggio Inviato: martedì 5 gennaio 2010, 12:57 
Prologo.
Cazzo cazzo cazzo devo andare a vedere la partita di mio figlio, lui fa il portiere, è anche un bello sport, Hockey sui pattini in linea, e io sono qui con la bocca dello stomaco chiusa dall'ansia da prestazione: di chi? mia? sua? mia, è mia!
Cazzo cazzo e stracazzo, ho quarant'anni suonati e questa cosa non l'ho ancora superata, non la supererò mai. Una rete segnata, un mio fallimento. Un dischetto non parato, un mio fallimento. Una sua distrazione, un mio fallimento. Ma perchè? cazzo, ma perchè? vorrei rinchiudermi in casa, dimenticarmi che mio figlio aspetta che io vada a quel cazzo di partita, mettere la musica a volume altissimo, immergermi in un libro, entrare nell'oblio. E poi alle sei aspettarlo sulla soglia di casa (il ritorno del guerriero) e accoglierlo con un sorriso rilassato: Come è andata, tesoro?
Perchè a me mica importa se vince o perde; a me importa di non guardare, di non condividere il tempo e lo svolgimento delle partite in cui si definiscono le sconfitte e le vittorie.
------------------------------------------
Comunque questa volta ha vinto.
Ogni volta che poi mi decido e strappo il culo dalla sedia per trascinarlo alla partita, arrivo lì e guardo stupita quel ragazzino in porta: è mio figlio, quello vero, non quello delle mie paranoie.
E' bardato davvero come un guerriero, e se ne sta al suo posto in attesa, concentrato quanto basta, ma mai teso; io invece, all'esterno del campo, mi agito dentro e fuori, sono un grumo di ansia, parlo continuamente, e a vanvera, uno sproloquio; una comare sono, una donnetta "mamma mia, che ansia, il tuo qual è, ma quanto manca alla fine, queste partite mi portano via mezz'ora di vita ogni volta" blatero alle altre madri, e anche ai padri, che mi guardano perplessi. Sono senza dignità, completamente sbracata recito la mia parte di ansiogena fino in fondo, anzi, ci calco anche la mano, finisco per farmi diventare una caricatura. Ma dentro brucio, ho una centrifuga a 1000 giri al secondo.
Lui non ha paura. Non prova ansia, lui è lì, in quel momento e in quella porta davanti alla quale si spalanca tutto il campo e si muove la partita.
Non so se avete mai assistito ad una partita di Hockey su pattini. E' una danza potente e fluida, in cui l'aggressività della lotta si concentra esclusivamente nelle mazzate rabbiose e violente tirate al dischetto. I giocatori invece sembra che ballino, che stiano volando. Scivolano veloci sul parquet e i loro piedi si muovono seguendo delle traiettorie curve e incrociate, tracciano arabeschi che paiono non avere niente a che fare con quel che sta succedendo in campo: teoremi di geometrie esistenziali, frattali. Mi ipnotizzano, sono l'unica cosa in grado di strapparmi alla mia ansia che galoppa più veloce del cronometro digitale che scandisce i secondi della partita, e inchiodarmi dietro quella porta che mio figlio difende, lui che il cronometro, invece, non lo guarda mai.
Perchè lui gioca, è dentro il tempo del gioco. Scruta il dischetto, studia i movimenti in continuo divenire dei compagni di squadra e degli avversari, spesso è in grado di prevedere se i difensori terranno il disco sufficientemente lontano dalla porta (me ne accorgo da come si rilassa impercettibilmente), o se uno scarto improvviso può modificare una traiettoria che sembrava a fondo chiuso in un'azione di attacco galoppante (la cavalcata delle valchirie), con l'attaccante di punta che vola verso di lui, i difensori momentaneamente spiazzati che lo inseguono tumultuosamente senza nessuno schema, mentre il dischetto è incollato alla mazza, e lui e mio figlio sperimentano in simbiosi telepatica la percezione acuta del vuoto, del punto esatto non protetto dove il disco si andrà ad infilare.
E quando para e tutti esultano, ed esplode in coro il suo nome, io non ci credo, quasi non ci credo che quel francesco di cui scandiscono il nome è il mio.


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 Oggetto del messaggio: Re: La partita
 Nuovo messaggio Inviato: martedì 5 gennaio 2010, 15:13 
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Iscritto il: giovedì 22 ottobre 2009, 12:47
Messaggi: 394
chiara ha scritto:
Cazzo cazzo cazzo devo andare a vedere la partita di mio figlio, lui fa il portiere, è anche un bello sport, Hockey sui pattini in linea, e io sono qui con la bocca dello stomaco chiusa dall'ansia da prestazione: di chi? mia? sua? mia, è mia!
Cazzo cazzo e stracazzo, ho quarant'anni suonati e questa cosa non l'ho ancora superata, non la supererò mai. Una rete segnata, un mio fallimento. Un dischetto non parato, un mio fallimento. Una sua distrazione, un mio fallimento. Ma perchè? cazzo, ma perchè? vorrei rinchiudermi in casa, dimenticarmi che mio figlio aspetta che io vada a quel cazzo di partita, mettere la musica a volume altissimo, immergermi in un libro, entrare nell'oblio. E poi alle sei aspettarlo sulla soglia di casa (il ritorno del guerriero) e accoglierlo con un sorriso rilassato: Come è andata, tesoro?
Perchè a me mica importa se vince o perde; a me importa di non guardare, di non condividere il tempo e lo svolgimento delle partite in cui si definiscono le sconfitte e le vittorie.


Comunque questa volta ha vinto.
Ogni volta che poi mi decido e strappo il culo dalla sedia per trascinarlo alla partita, arrivo lì e guardo stupita quel ragazzino in porta: è mio figlio, quello vero, non quello delle mie paranoie.
E' bardato davvero come un guerriero, e se ne sta al suo posto in attesa, concentrato quanto basta, ma mai teso; io invece, all'esterno del campo, mi agito dentro e fuori, sono un grumo di ansia, parlo continuamente, e a vanvera, uno sproloquio; una comare sono, una donnetta "mamma mia, che ansia, il tuo qual è, ma quanto manca alla fine, queste partite mi portano via mezz'ora di vita ogni volta" blatero alle altre madri, e anche ai padri, che mi guardano perplessi. Sono senza dignità, completamente sbracata recito la mia parte di ansiogena fino in fondo, anzi, ci calco anche la mano, finisco per diventare una caricatura. Ma dentro brucio, ho una centrifuga a 1000 giri al secondo.
Lui non ha paura. Non prova ansia, lui è lì, in quel momento e in quella porta davanti alla quale si spalanca tutto il campo e si muove la partita.
Non so se avete mai assistito ad una partita di Hockey su pattini. E' una danza potente e fluida, in cui l'aggressività della lotta si concentra esclusivamente nelle mazzate rabbiose e violente tirate al dischetto. I giocatori invece sembra che ballino, che stiano volando. Scivolano veloci sul parquet e i loro piedi si muovono seguendo delle traiettorie curve e incrociate, tracciano arabeschi che paiono non avere niente a che fare con quel che sta succedendo in campo: teoremi di geometrie esistenziali, frattali. Mi ipnotizzano, sono l'unica cosa in grado di strapparmi alla mia ansia che galoppa più veloce del cronometro digitale che scandisce i secondi della partita, e inchiodarmi dietro quella porta che mio figlio difende, lui che il cronometro, invece, non lo guarda mai.
Perchè lui gioca, è dentro il tempo del gioco. Scruta il dischetto, studia i movimenti in continuo divenire dei compagni di squadra e degli avversari, spesso è in grado di prevedere se i difensori terranno il disco sufficientemente lontano dalla porta (me ne accorgo da come si rilassa impercettibilmente), o se uno scarto improvviso può modificare una traiettoria che sembrava a fondo chiuso in un'azione di attacco galoppante (la cavalcata delle valchirie), con l'attaccante di punta che vola verso di lui, i difensori momentaneamente spiazzati che lo inseguono tumultuosamente senza nessuno schema, mentre il dischetto è incollato alla mazza, e lui e mio figlio sperimentano in simbiosi telepatica la percezione acuta del vuoto, del punto esatto non protetto dove il disco si andrà ad infilare.
E quando para e tutti esultano, ed esplode in coro il suo nome, io non ci credo, quasi non ci credo che quel Francesco di cui scandiscono il nome è il mio.


Eccoci qua Chiara
con tutto quello che ci siamo detti dietro le quinte. Ho levato la parola Prologo, ho mandato un invio e cancellato i trattini, e ho cancellato farmi davanti a caricatura. Non ho fatto altro perché il resto va bene così. È per giunta mi piace.

Tu hai due problemi:
1) Se non sapessi che sei una professoressa te lo chiederei. Sei una professoressa? Ecco. Credo tu sia un poco vittima degli schemini. Che quando te ne liberi prendi un ritmo tuo che è travolgente e porta il lettore fino alla fine del racconto in un crescendo entusiasmante. Invece hai avuto bisogno di andare in paranoia e poi scrivere prologo e di mettere i trattini. Scusa Chiara ma mi permetto di prenderti in giro perché il mio sberleffo ha il fiato corto e sparisce travolto dal tuo ritmo che invece rimane e ti porta via.

2) Non ti rendi conto che questa è la tua voce e che ce l'hai già in pugno? Tu la cerchi chissà dove, tra i testi che porti in giro ogni giorno e tra gli autori che tanto ami, forse pure tra quelli che detesti ma che dato il giudizio comune ritieni migliori di te. Questa voce la devi solo lasciare uscire. Tu hai una dote innata ed è sempre del ritmo che parlo. Si può scrivere bene o benissimo ma se ti manca il ritmo il lettore se ne frega delle tue virtù e ti molla per leggersi qualcos'altro. Qui il ritmo della partita è dentro le tue parole e io che non ho mai visto giocare questo sport ora l'ho visto grazie a te.

Come vedi ho impiegato il mio tempo a fare cose che non sono la correzione del tuo pezzo.
Ovviamente ne aspetto altri
ciao

_________________
I love You, but I've chosen darkness


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 Oggetto del messaggio: Re: La partita
 Nuovo messaggio Inviato: martedì 5 gennaio 2010, 19:37 
Prima di tutto grazie. Sei un balsamo su una bruciatura:-)
Poi: sì, sono una professoressa, e se ti racconto come e quando lo sono diventata ti accorgerai che è stata quasi una burla. Non lo sapevo che ero nata per fare la professoressa, e l'ho scoperto esattamente tre anni fa, quando dal niente i signori del provveditorato mi hanno convocato per dirmelo. Fino a quel momento facevo tutt'altro, e non avevo mai insegnato, eccezion fatta per 2 mesi infernali di supplenza in un istituto professionale ad alta densità maschile. Dopo di che mi ero ulteriormente consolidata nella mia idea che mai e poi mai avrei fatto la professoressa---Basta. Sto raccontando. magARI CI SCRIVO SU.
Comunque, mestiere a parte, con me stessa sono sempre stata una terribile prof che pretende la perfezione dalla sua allieva, ma non sa spiegarle come si raggiunge, perchè semplicemente neanche lei sa cosa sia. Bocciata, sempre.
E quindi si arriva al punto 2: non mi rendo conto no, sono eternamente confusa. Non ho percezioni su di me.
E infine: perchè faccio così tanta fatica ad iniziare? Cosa c'è fra me e gli inizi? Lo so che non mi puoi rispondere tu, ma la domanda mi sorge spontanea.
Ne avrei altre mille, ma mi astengo.

Comunque grazie per aver un pò insistito affinchè partecipassi a questo corso. Il mio sesto senso mi dice che ho imboccato una strada che porta molto più lontano e soprattutto molto più si addentra nel bosco di quanto pensassi all'inizio.


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 Oggetto del messaggio: Re: La partita
 Nuovo messaggio Inviato: mercoledì 6 gennaio 2010, 0:06 
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Iscritto il: domenica 1 novembre 2009, 9:41
Messaggi: 244
Località: roma
Chiara, avevo letto il pezzo sul muro e mi era piaciuto molto pensando anche che fosse una perla, un bel pezzo, e provando anche un po' di invidia pensando che chi scrive sul muro abbia vita facile. Che le cose gli escono così come respirare.
Il risultato invece poco o nulla a volte dice del percorso e penso siano importanti questi dialoghi meta sui nostri scritti. Tanto quanto gli stessi scritti.
Il tuo pezzo mi piace. Mi piace il ritmo. Mi ritrovo in quello che dice Francesco: si viene trascinati dentro, nel giro di due tre parole, è fatta.
Questo corso non è acqua di rose. Mi ha sempre colpito che la radice etimologica di pensare è la stessa di pesare: qui si pensa e pensare è qualcosa che ha un peso, che pesa e che è faticoso.
Ma non ti lasciare intimorire. Sei in gamba. Ma di questo non avevo dubbi :-)


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 Oggetto del messaggio: Re: La partita
 Nuovo messaggio Inviato: mercoledì 6 gennaio 2010, 0:50 
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Iscritto il: domenica 22 novembre 2009, 14:14
Messaggi: 183
Si`!!! Mi dispiaceva che rimanesse sul Muro e non entrasse fra i "compiti". Come ti ho detto quando eri renee, gia` il primo brano mi piaceva moltissimo, ma il secondo e` travolgente! Francesco ha gia` detto tutto e meglio, ma vorrei avere una margheritina da offrirti per dirti come mi piace vederti cosi`.


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 Oggetto del messaggio: Re: La partita
 Nuovo messaggio Inviato: mercoledì 6 gennaio 2010, 9:39 
Grazie a tutti e due, i feed back mi aiutano ad uscire dal mio corto circuito permanente di autoreferenzialità.
E a te, Max, un grazie particolare: senza il tuo apprezzamento "La partita" si sarebbe fermata allo sfogo di Renee sul muro, e Chiara non avrebbe mai provato a farla diventare un piccolo racconto. Come credo abbiate iniziato a capire, Chiara è una gran stracciacazzi.


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