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francesco tacconi
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Oggetto del messaggio: Re: lo guardo e vedo Inviato: lunedì 12 aprile 2010, 11:19 |
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Iscritto il: giovedì 22 ottobre 2009, 12:47 Messaggi: 394
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Il senso è molto buono e racconta una scena magnifica nel senso che è talmente cattiva da meritare di essere raccontata. Però lo hai scritto in fretta? Ho questa sensazione e mi dirai se sbaglio. Una scena del genere va dosata con cura riga per riga passaggio per passaggio perché possa poi esplodere nel modo in cui merita.
_________________ I love You, but I've chosen darkness
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capsicum
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Oggetto del messaggio: Re: lo guardo e vedo Inviato: martedì 13 aprile 2010, 18:39 |
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Iscritto il: domenica 29 novembre 2009, 20:00 Messaggi: 145
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di corsa, in effetti, prima di partire, ma non volevo lasciarmelo sfuggire. Anche Etemenank l'ho scritto di fretta. So che non vuoi che faccia due cose insieme, ritorno a casa lunedì, dimmi tu quale riprendo per primo. un bacio. Caps dal ventosissimo Nord.
_________________ "Time is a drug. Too much of it kills you"
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francesco tacconi
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Oggetto del messaggio: Re: lo guardo e vedo Inviato: martedì 13 aprile 2010, 19:09 |
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Iscritto il: giovedì 22 ottobre 2009, 12:47 Messaggi: 394
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Io preferisco questo però vedi poi tu cosa ti ispira maggiormente. Divertiti
_________________ I love You, but I've chosen darkness
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capsicum
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Oggetto del messaggio: Re: lo guardo e vedo Inviato: venerdì 30 luglio 2010, 18:14 |
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Iscritto il: domenica 29 novembre 2009, 20:00 Messaggi: 145
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Quella sera le si era seduto vicino. Lei gli aveva sorriso, sul divano, stringendosi contro la sua spalla. Era tiepida, era compatta, solida. C’era un incavo giusto per la sua guancia. Gli si strinse contro con un sospiro strofinando leggermente la punta del naso sulla pelle dolce del suo collo. Annusando. Quanto erano diventati rari quei momenti, sparsi nel casino dei rimbrotti, dei musi, delle frasi taglienti. Ma quella sera aveva lui, la sua spalla, il suo calore, da respirare un minuto dopo l’altro, nella penombra interrotta dal riverbero del televisore. Oh, era contenta, era di più; poi lui s’era alzato, dirigendosi verso la cucina, ma la contentezza era rimasta, come un tepore primaverile, come una luce rosata. Più tardi, mentre si cambiava per la notte, le era venuto ancora vicino. Lei aveva sollevato il volto a ricambiarne lo sguardo, ancora intenerita, pronta al sorriso, le labbra già calde per il futuro d’un bacio. - Lavati, le aveva detto. - Come? - Lavati. - Ma mi sono lavata, aveva risposto. Aveva passato ore in bagno, quel pomeriggio, a depilarsi, a farsi le unghie delle mani e dei piedi. Aveva messo sui capelli l’impacco di olio di semi di lino, li aveva chiusi nella cuffia e s’era infilata nella doccia. Prima s’era massaggiata la pelle col bicarbonato, un pezzo per volta, poi aveva lasciato scorrere a lungo l’acqua tiepida sentendosi liscia e perfetta come una bambola di celluloide. S’èra data il burro di karitè ovunque, sulla pelle umida, dopo la doccia, e il deodorante dopo aver depilato le ascelle. Infine, avvolta nel telo di spugna, aveva lavato i capelli, li aveva asciugati e poi raccolti. - Ti sarai anche lavata, ma fai odore. - Odore di che? - Un odore tremendo. L’ho sentito, quando mi sono seduto vicino a te. Maledetto. Stronzo, figlio di puttana, maledetto bastardo, non lasciava mai nulla di intatto, nulla che non rompesse, rovinasse, facesse a pezzi. Maledetto. La rabbia e la delusione le chiudevano la gola, al posto della tenerezza cancellata si allargava un baratro altrettanto profondo. Si strappò di dosso i vestiti, la biancheria, si rivestì velocemente col più informe dei pigiami. Odore di burro di karitè, olio di mandorle, deodorante. Stronzo.
_________________ "Time is a drug. Too much of it kills you"
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francesco tacconi
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Oggetto del messaggio: Re: lo guardo e vedo Inviato: lunedì 2 agosto 2010, 10:18 |
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Iscritto il: giovedì 22 ottobre 2009, 12:47 Messaggi: 394
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[quote="capsicum"]Quella sera le si era seduto vicino. Lei gli aveva sorriso, sul divano, stringendosi contro la sua spalla. Era tiepida, era compatta, solida. C’era un incavo giusto per la sua guancia. Gli si strinse contro con un sospiro strofinando leggermente la punta del naso sulla pelle dolce del suo collo. Annusando. Quanto erano diventati rari quei momenti, sparsi nel casino dei rimbrotti, dei musi, delle frasi taglienti. Ma quella sera aveva lui, la sua spalla, il suo calore, da respirare un minuto dopo l’altro, nella penombra interrotta dal riverbero del televisore. Oh, era contenta, era di più; poi lui s’era alzato, dirigendosi verso la cucina, ma la contentezza era rimasta, come un tepore primaverile, come una luce rosata. Più tardi, mentre si cambiava per la notte, le era venuto ancora vicino. Lei aveva sollevato il volto a ricambiarne lo sguardo, ancora intenerita, pronta al sorriso, le labbra già calde per il futuro d’un bacio. - Lavati, le aveva detto. - Come? - Lavati. - Ma mi sono lavata, aveva risposto. Aveva passato ore in bagno, quel pomeriggio, a depilarsi, a farsi le unghie delle mani e dei piedi. Aveva messo sui capelli l’impacco di olio di semi di lino, li aveva chiusi nella cuffia e s’era infilata nella doccia. Prima s’era massaggiata la pelle col bicarbonato, un pezzo per volta, poi aveva lasciato scorrere a lungo l’acqua tiepida sentendosi liscia e perfetta come una bambola di celluloide. S’èra data il burro di karitè ovunque, sulla pelle umida, dopo la doccia, e il deodorante dopo aver depilato le ascelle. Infine, avvolta nel telo di spugna, aveva lavato i capelli, li aveva asciugati e poi raccolti. - Ti sarai anche lavata, ma fai odore. - Odore di che? - Un odore tremendo. L’ho sentito, quando mi sono seduto vicino a te. Maledetto. Stronzo, figlio di puttana, maledetto bastardo, La scena è molto forte e lei sente più male quanto meno reagisce, toglierei questi aggettivi e lascerei il maledetto da solo non lasciava mai nulla di intatto, nulla che non rompesse, rovinasse, facesse a pezzi. Maledetto. La rabbia e la delusione le chiudevano la gola, al posto della tenerezza cancellata cancellata, pensaci bene, a me cancellata pare debole, una cancellatura lascia dei segni, qui mi pare sia stata spazzata via, annientata, non so vedi tu di trovare un aggettivo forte si allargava un baratro altrettanto profondo. Si strappò di dosso i vestiti, la biancheria, si rivestì velocemente col più informe dei pigiami. Odore di burro di karitè, olio di mandorle, deodorante. Stronzo.
La scena mi pare raccontata bene e ti ho segnalato i due dettagli che secondo me la possono rendere più forte. Pensaci e poi andiamo avanti
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capsicum
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Oggetto del messaggio: Re: lo guardo e vedo Inviato: lunedì 2 agosto 2010, 21:31 |
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Iscritto il: domenica 29 novembre 2009, 20:00 Messaggi: 145
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Quella sera le si era seduto vicino. Lei gli aveva sorriso, sul divano, stringendosi contro la sua spalla. Era tiepida, era compatta, solida. C’era un incavo giusto per la sua guancia. Gli si strinse contro con un sospiro strofinando leggermente la punta del naso sulla pelle dolce del suo collo. Annusando. Quanto erano diventati rari quei momenti, sparsi nel casino dei rimbrotti, dei musi, delle frasi taglienti. Ma quella sera aveva lui, la sua spalla, il suo calore, da respirare un minuto dopo l’altro, nella penombra interrotta dal riverbero del televisore. Oh, era contenta, era di più; poi lui s’era alzato, dirigendosi verso la cucina, ma la contentezza era rimasta, come un tepore primaverile, come una luce rosata. Più tardi, mentre si cambiava per la notte, le era venuto ancora vicino. Lei aveva sollevato il volto a ricambiarne lo sguardo, ancora intenerita, pronta al sorriso, le labbra già calde per il futuro d’un bacio. - Lavati, le aveva detto. - Come? - Lavati. - Ma mi sono lavata, aveva risposto. Aveva passato ore in bagno, quel pomeriggio, a depilarsi, a farsi le unghie delle mani e dei piedi. Aveva messo sui capelli l’impacco di olio di semi di lino, li aveva chiusi nella cuffia e s’era infilata nella doccia. Prima s’era massaggiata la pelle col bicarbonato, un pezzo per volta, poi aveva lasciato scorrere a lungo l’acqua tiepida sentendosi liscia e perfetta come una bambola di celluloide. S’èra data il burro di karitè ovunque, sulla pelle umida, dopo la doccia, e il deodorante dopo aver depilato le ascelle. Infine, avvolta nel telo di spugna, aveva lavato i capelli, li aveva asciugati e poi raccolti. - Ti sarai anche lavata, ma fai odore. - Odore di che? - Un odore tremendo. L’ho sentito, quando mi sono seduto vicino a te. Maledetto. Non lasciava mai nulla di intatto, nulla che non rompesse, rovinasse, facesse a pezzi. Maledetto. La rabbia e la delusione le chiudevano la gola, al posto della tenerezza disintegrata si allargava un baratro altrettanto profondo. Si strappò di dosso i vestiti, la biancheria, si rivestì velocemente col più informe dei pigiami. Odore di burro di karitè, olio di mandorle, deodorante. Stronzo.
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capsicum
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Oggetto del messaggio: Re: lo guardo e vedo Inviato: lunedì 2 agosto 2010, 21:36 |
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Iscritto il: domenica 29 novembre 2009, 20:00 Messaggi: 145
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ok, disintegrata non mi piace ma aspetto di trovare qualcosa di meglio. Ci tengo sopra una bandierina. Il prossimo pezzo è diciamo parallelo al primo, quello con cui ho cominciato. E', o meglio dovrebbe essere, il punto di vista di lui, ma ho trovato molto, molto difficile scriverlo e non ne sono contenta.
_________________ "Time is a drug. Too much of it kills you"
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capsicum
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Oggetto del messaggio: Re: lo guardo e vedo Inviato: lunedì 2 agosto 2010, 21:42 |
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Iscritto il: domenica 29 novembre 2009, 20:00 Messaggi: 145
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Tutto. Faccio sempre tutto quello che bisogna fare. Ho sempre, nella mia via, cercato di capire cosa andava fatto e come andava fatto. Quando non ero sicuro guardavo attorno a me cosa faceva la gente e cercavo di capire come lo faceva e di fare anche io le cose che si doveva fare nel modo in cui le facevano gli altri.
A scuola ho sempre studiato, fatto i miei compiti per prima cosa e solo dopo andavo a giocare con gli altri ragazzini. Eravamo in tanti, dei veri branchi, e facevamo i nostri giochi insieme.
Ho sempre messo impegno nelle cose che bisognava fare. Nessuno mi ha mai dovuto dire studia, o metti a posto la tua stanza. Ogni cosa va fatta nel momento giusto e cioè prima possibile, ogni cosa va fatta con ordine. La casa, il lavoro, tutto. Mi sono sposato. Ho avuto un figlio. Tutto come si doveva. Non è stato facile. Staccarmi dalle mie abitudini, rinunciare a tutto, praticamente a tutto, no, non è stato facile, ma bisognava farlo e l’ho fatto. Non mi sono mai lamentato di questo. Semmai sono altre le cose di cui mi lamento.
Alla sera, per esempio, mi tocca fare tutto da solo. Lei non capisce. Dopo cena si piazza su quel divano, con la tv e il computer, maledetto computer, e un sacco di libri, e poi mi dice anche vieni a sederti qui vicino e insomma, è mai possibile che non veda che non si può? Ho mille cose da fare, da organizzare. Per vedere un pezzo di partita mi debbo portare il piatto della cena di là e mangiarmi la minestra seduto scomodo davanti alla televisione, e se non facessi così neppure quello mi potrei vedere. Lei mette la roba in tavola e mangiano e quando io torno a tavola col piatto della minestra vuoto hanno già finito e si sono anche alzati e così finisco di mangiare da solo. Poi cucina sempre troppa roba, tocca sempre a me frugare nel frigo per vedere se ci sono avanzi e mangiarli perché lei mette in tavola della roba fresca e magari c’è una porzione di spezzatino di due giorni prima e non la tira fuori, mi tocca controllare io e scaldarla e mangiarla, e se la prende pure, si offende invece di capire che sto facendo qualcosa che spetterebbe a lei di fare, si offende e non capisco perché. No, non la capisco.
Non fa mai quello che le dico. Non mi ascolta. Lascia cadere delle briciole per terra, ha questa maledetta abitudine di mangiare le cose senza tenerci una mano sotto, morde una fetta di pane, un biscotto, e non si accorge neppure che cade una briciola e mi tocca andare a guardare per terra e raccoglierla io. E quando cucina sporca. Sporca il piano, i fornelli, e mette le pentole sporche nel lavello e io le dico ma insomma, sono unte e lei mi risponde che dopo lava col sapone, ma io dico perché? Perché sporcare e poi lavare? Se non sporchi dopo non lavi, lei tira fuori un sacco di roba per cucinare e io se posso cerco di rimetterla via subito e magari si arrabbia e non capisco perché, metti via, dico io, e se poi ti serve di nuovo lo riprendi, non tenere dieci cose fuori con la scusa che tanto ti servono, così tutta la cucina è ingombra da far venire l’angoscia e poi è proprio necessario sporcare tanta roba? In questo modo non si fa che mandare la lavastoviglie, dico io.
Non dovrebbe toccare a me. Dovrebbe toccare a lei vedere queste cose, fare in modo che siano fatte tutte come si deve e al momento giusto. Ma lei non lo fa. Non dà retta, non ascolta. Cucina bene, sì, ma di tanto in tanto brucia i tegami in modo impossibile. Mette le cose sul fuoco e le lascia lì e se non ci fossi io, insomma, se non ci fossi io non so cosa succederebbe. Mi tocca controllare tutto. Se mi distraggo io, la volta che mi distraggo io non so cosa potrebbe succedere, magari andiamo tutti a fuoco. Ha bruciato persino il caffè.
Così la sera mi abbandona e mi trovo da solo a controllare la casa e a girare e a fare, e poi solo alla fine posso prendermi un po’ di tempo per me, per le mie collezioni, per vedere una partita in tranquillità, senza loro intorno che parlano e giocano e fanno fracasso al punto che non si sente la televisione. Poi finalmente se ne vanno a letto e allora in casa regna la pace. E’ l’ora in cui posso rilassarmi un po’.
Poi vado a letto e la trovo lì, addormentata. E’ meglio, perché è così bella, coi suoi capelli sul cuscino e raggomitolata su un fianco e le vado a rimboccare le coperte, lei non si rimbocca mai e le levo la mano da sotto il viso, ma non lo faccio spesso perché si sveglia e dice perché mi hai svegliata e io le dico avevi la mano sotto la faccia e lei dice ahh, e dice lasciamela, non capsico come possa dormire con la mano sotto la faccia, allora in genere le rimbocco le coperte facendo attenzione a non svegliarla e mi metto a dormire. Meglio così, se fosse sveglia avrei la tentazione di abbracciarla e magari fare qualcosa, ma quando lo faccio il mattino dopo sono troppo rilassato e non riesco a concentrarmi abbastanza sul lavoro, sono svagato e allora non mi sento tranquillo, so che potrei commettere degli errori e così tutta la mattina mi sento nervoso, a disagio e anche in colpa perché è solo per causa mia che non riesco a fare le cose che devo fare nel modo giusto. Così aspetto il sabato, magari il sabato mattina.
Ma comunque mi sento sempre in colpa, dopo. E’ una cosa bellissima, con lei è sempre una cosa bellissima, tanto da non riuscire a resistere, ma subito dopo ho quella cosa allo stomaco che mi stringe, e il senso di colpa che se ci penso prima quasi mi toglie la voglia di farlo. Però non si può lamentare. Alla mia età in tanti hanno già smesso e invece io no. Dovrebbe avere maggior considerazione per me, dovrebbe tenere in maggiore considerazione quello che le chiedo. No, non mi considera, non mi considera abbastanza.
Faccio praticamente tutto io.
Mi sento uno schiavo.
Non ne posso più
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francesco tacconi
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Oggetto del messaggio: Re: lo guardo e vedo Inviato: martedì 3 agosto 2010, 8:46 |
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Iscritto il: giovedì 22 ottobre 2009, 12:47 Messaggi: 394
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Il problema di questo pezzo è che è un coagulo e i coaguli bloccano il flusso. Ogni singolo paragrafo preso da solo funziona ma tutti i paragrafi messi assieme e letti di seguito danno al lettore l'idea di un povero squilibrato ossessivo compulsivo schiavo sì ma delle sue manie. Questo può essere utile se si intende ottenere una narrazione squilibrata a favore di lei, se invece vogliamo che a emergere sia la loro incompatibilità di coppia e i danni provocati da una convivenza vissuta male allora sarebbe meglio usare questi pezzi intercalati a quelli in cui è lei a parlare, in modo da offrire al lettore una visione che ogni volta lo porta a sentirsi prima vicino a lui e poi a lei. Senza arrivare agli estremi pirandelliani delle verità contrapposte ma rimanendo piuttosto sull'esposizione di un attrito insanabile. Questa è una cosa che puoi ottenere intercalando i pezzi con il ritmo giusto e solo dopo potrai vedere bene cosa va o non va al loro interno perché solo allora saranno in relazione con le loro antitesi.
Come vedi la mole di lavoro sta crescendo e si va verso il romanzo.
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capsicum
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Oggetto del messaggio: Re: lo guardo e vedo Inviato: martedì 3 agosto 2010, 10:20 |
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Iscritto il: domenica 29 novembre 2009, 20:00 Messaggi: 145
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sì, la difficoltà è quella per me, bilanciare le posizioni, fare emergere come entrambi siano, per così dire, incolpevoli eppure entrambi abbiano la loro parte in questa specie di danza delle colpe e delle buone intenzioni. ok, vediamo cos'altro ti posso raccontare. le parti che riguardano lui faccio molta fatica a scriverle. sono noticine, per ora. credi che dovrei mettere da parte lei e concentrarmi su di lui oppure continuare per la via più facile e continuare a lasciar parlare lei?
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francesco tacconi
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Oggetto del messaggio: Re: lo guardo e vedo Inviato: martedì 3 agosto 2010, 10:24 |
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Iscritto il: giovedì 22 ottobre 2009, 12:47 Messaggi: 394
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Lasci parlare lei e mentre parla inietti i pezzi di lui. Una specie di puzzle che prevede due figure.
_________________ I love You, but I've chosen darkness
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capsicum
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Oggetto del messaggio: Re: lo guardo e vedo Inviato: martedì 3 agosto 2010, 10:28 |
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Iscritto il: domenica 29 novembre 2009, 20:00 Messaggi: 145
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questi pezzi o anche altri, quelli che mi vengono?
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francesco tacconi
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Oggetto del messaggio: Re: lo guardo e vedo Inviato: martedì 3 agosto 2010, 10:38 |
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Iscritto il: giovedì 22 ottobre 2009, 12:47 Messaggi: 394
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Sì certo quelli che ti vengono, io ci dedico tutto il tempo che posso 
_________________ I love You, but I've chosen darkness
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capsicum
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Oggetto del messaggio: Re: lo guardo e vedo Inviato: martedì 3 agosto 2010, 15:04 |
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Iscritto il: domenica 29 novembre 2009, 20:00 Messaggi: 145
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Insomma, mi dico che basterà dargli tempo. Forse per un uomo è diverso. Io sono contenta di avere una casa mia. Non mi viene voglia di tornare dai miei ogni sera dopo cena. Ma lui ha tante cose da fare ancora a casa sua perché non abbiamo portato qui le sue cose. Non le porteremo neppure, perché poi i suoi fratelli come farebbero? Hanno tante cose insieme e se le portassimo qui, no, a parte lo spazio, poi avrei qui anche i cognati, no grazie, almeno quando torna siamo soli, senza gente intorno. Se solo riuscissi a stare sveglia, magari qualche volta sarebbe di buon umore. Ritorna sempre irritato, e io sono quasi sempre addormentata. Al mattino si alza tardi. Alle sette e mezzo. E io sono sveglia dalle sei e devo stare attenta a non muovermi per non svegliarlo. Insomma, prima o poi mi abituerò. Vorrei solo che tornasse più presto e magari di umore migliore. Non ci abbracciamo neppure, io credevo che da sposati avremmo fatto sesso più spesso che da fidanzati, dopotutto se lo facevamo poco era per via che non sapevamo mai dove andare, o almeno io ne ero convinta. Forse fa fatica ad abituarsi. Al matrimonio, fa fatica ad abituarsi al matrimonio. E però non so cosa fare. Non so come fare. Mi sembra tanto strano. Mi sembra un uomo diverso da quello che conoscevo. Cosa debbo fare, mi chiedo cosa debbo fare. Gli preparo la colazione, poi scappo via; rientro per preparare il pranzo, in modo che non perda tempo, e poi fuori di corsa, ma quell’ora mi costa, è messa in un orario sbagliato, non riesco a recuperare il lavoro perso e mi stanno mettendo da parte. Sono preoccupata. Ma se almeno lui fosse contento! No, non è contento. Rientra a casa con la faccia scura, si guarda attorno e trova qualcosa da ridire. Poi si va a cambiare e lo sento girare nervoso. Accende il televisore di là e ci si porta davanti il piatto; e dopo cena se ne va dai suoi. Sembra che non torni mai. Sembra che non mi voglia mai.
Io davvero credevo che vivere insieme sarebbe stato bello. Davvero credevo che lo avessimo fatto perché stare insieme ci avrebbe reso felici. Io davvero aspettavo questo tempo per stare insieme, davvero volevo abbracciarlo, dietro questa porta che avrebbe tenuto fuori il mondo, davvero volevo annusarlo, volevo mangiarlo, davvero pensavo che averlo vicino volesse dire lasciare scoppiare l’amore, esplodere, volare. Mi guardo attorno e non so che fare. Aspettare? Dargli tempo? Aspettare.
------------------- E' vuota, questa casa, o quasi vuota. Si mette a posto in fretta. Ma ci sono ancora talmente tante cose da fare, una montagna, e sembra che lei non se ne accorga. Le ho detto prepara la cena per le sette, va bene? Spero che stasera si sia ricordata. Se riusciamo a cenare presto posso tornare a casa a finire di catalogare le diapositive. Non sono riuscito a finire prima di traslocare. Se ci lavoro il più possibile forse posso finire prima di Natale. E poi così la mamma si tranquillizza, povera mamma, non vorrei che si sentisse abbandonata solo perché mi sono sposato. Dopotutto siamo così vicini, le ho detto, mi vedrai ogni giorno lo stesso, sai? Questa casa è così silenziosa e pulita. Si dorme bene, qui. Ma ci vorrebbe un altro televisore. Sono un po' stanco di portarmi il piatto di là.
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capsicum
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Oggetto del messaggio: Re: lo guardo e vedo Inviato: martedì 3 agosto 2010, 15:06 |
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Iscritto il: domenica 29 novembre 2009, 20:00 Messaggi: 145
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una cosa così, francesco?
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francesco tacconi
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Oggetto del messaggio: Re: lo guardo e vedo Inviato: martedì 3 agosto 2010, 17:51 |
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Iscritto il: giovedì 22 ottobre 2009, 12:47 Messaggi: 394
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Sì proprio così 
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capsicum
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Oggetto del messaggio: Re: lo guardo e vedo Inviato: mercoledì 4 agosto 2010, 23:24 |
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Iscritto il: domenica 29 novembre 2009, 20:00 Messaggi: 145
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Lei non amava le cose quotidiane, le cancellava appena accadute, camminava senza fardelli. Avrebbe cancellato anche questa, appena fosse finita. Udiva gli insulti lanciati a voce alta, idiota, stronzo, cretino, e si chiedeva quale sciocchezza avesse dato stavolta il via agli improperi. Improperi è una parola figa, detto cosi sembra meno brutto che offese o maltrattamenti verbali. Una volta, molti anni prima, rimaneva interdetta e cercava di opporvisi, chiedeva ma perché, diceva fino alla nausea che tutto quel che si dice urlando può esser detto anche a voce bassa, e meglio, ma ad ogni parola il volume, il tono e la ferocia cresceva. Fino a chiuderle lo stomaco, ad annebbiarle la vista, a pervaderla di malessere e per ultimo fino a farla vomitare silenziosamente e dolorosamente. Quando aveva cominciato ad abituarsi? E come era stato possibile? Era per via del fatto che tra una scenata e l’altra non rimaneva neppure lo strascico, per via di quel cambiamento rapidissimo dalla furia all’indifferenza, o persino alle carezze, al sorriso. Era come se si svuotasse di una specie di veleno e diventasse poi innocuo. Lui dimenticava tutto ed era stato quasi automatico cominciare ad imitarlo. Era diventata brava. Dimenticava. Ma sul fondo della sua anima uno dopo l’altro i ricordi si accatastavano in una massa informe, strato dopo strato. Non sarebbe stata in grado di distinguerli uno dall’altro, di rammentarne le circostanze, l’elemento scatenante, il grilletto che faceva scattare l’ira. Rimaneva solo la massa. Di là le voci continuavano. Irosa, a scoppi quella dell’uomo, un mormorio quella del bambino, quasi una voce di pianto. Parlavano di carta igienica. Non si sarà pulito bene, pensò lei. E poi, col cuore stretto in una morsa, lo stomaco contratto, la vista già annebbiata, “devo portarlo via da qui. Via da qui. Ma dove?” Cercare un posto, la ragione le diceva come, le suggeriva ogni passo, ma altre cose si frapponevano, annebbiandole la mente, paralizzandola come la preda di un serpente. Eccole, di nuovo, le parole fighe, quelle che ti fanno sembrare una sciocchezza la cosa più grave della tua vita. Eccole. Bisognava smetterla, bisognava cominciare a cercare le parole esatte, quelle sporche, dolorose, le parole nude. La scenata s’era placata, di là. Non illuderti, disse a se stessa, non illuderti, non è finita: è certo rimasta un’altra cicatrice, e sul fondo di te un altro po’ di calcare, un altro strato di roccia.
Il più gran dispiacere della mia vita. Ecco. Mi vorrei arrendere, vorrei non averlo mai fatto, non aver mai avuto un figlio. Perché nemmeno mio figlio mi considera. Non mi ascolta. Ripeto mille volte le stesse cose e non mi ascolta. Si capisce che pensa addirittura ad altro. Se chiedessi molto! Ma sono banalità, basterebbe tanto poco. Che vita è questa se non riesco ad insegnare a mio figlio a pulirsi il culo?
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Ultima modifica di capsicum il giovedì 5 agosto 2010, 8:34, modificato 1 volta in totale.
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