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Indice » 10) UNA CURIOSITA'




Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 14 messaggi ] 
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 Oggetto del messaggio: lezione sorprendente
 Nuovo messaggio Inviato: lunedì 15 marzo 2010, 22:05 
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Iscritto il: domenica 29 novembre 2009, 20:00
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(Ecco, avrei scritto questa storia sul mio blog, ma ultimamente ho lettori strani e non ho voglia di espormi alle loro fantasie.
Così ho pensato al Muro.
Lo so, il Muro è in invito al malcostume, che forse non produce sempre malcostume. Ma poi ho pensato - quanto pensare oggi - che era semplicemente una cosa che aspettava di essere raccontata, così ho esaminato le stanze del forum e ho scelto questa. Vediamo come posso migliorare nello scrivere un "semplice" post )

Stamattina il mio impegno di lavoro era fare tutoring d'aula alla seconda parte di un seminario difficile e potenzialmente angosciante tenuto da Francesco Campione, tanatologo e psicologo. Argomento della prima parte, venerdì scorso, era "la morte e il morire", mentre oggi si sarebbe parlato del "supporto al lutto".
Mi ero preparata ad una difficile mattinata, a continuare da dove avevamo smesso venerdì: dal morente, dal morto. Ricominciare dal cadavere, alzare lo sguardo e volgerlo a chi resta, continuare il proprio lavoro con la visuale larga che è propria del medico di famiglia: questo noi facciamo, una cosa difficile che non smettiamo mai di imparare a fare.

Ecco, aspettavamo di esserci tutti e nel frattempo parlavo con una giovane collega della sua tesi; Francesco si mette comodo, more solito, al centro del semicerchio dei corsisti e mi chiede: "Cominciamo?"
Io mi guardo attorno, chiedo se ci siamo tutti, manca solo una giovane collega che ha avvisato d'essere un po' in ritardo. Chiudo la porta dopo un rapido sguardo al lungo corridoio dell'ex manicomio: non arriva nessuno.
Francesco comincia a parlare. Riepiloga alcune idee centrali della volta scorsa, scherza con una giovane dottoressa; è una fanciulla di rara bellezza, dalla pelle candida, l'ossatura elegante, capelli castani folti, lunghi e mossi, ma soprattutto una grazia straordinaria in ogni movimento. Credo che per questo scelga lei per chiederle chiede se è sola o fidanzata. E da lì in poi comincia a parlare dell'amore.
Dell'amore.
- E' fidanzata? Quinedi ne è innamorata, sì?
- eh, direi, eh...
la fanciulla è imbarazzata, ma Francesco non demorde. Ridacchia, insiste.
- Allora è innamorata. E lui è quello giusto, debbo supporre.
la Bimba alza il mento e conferma senza neppure arrossire.
Ma come l'ha capito?- incalza lui - e una frase dopo l'altra le strappa il racconto di come si sono incontrati, conosciuti, frequentati e un po' per volta piaciuti. Perché lui la fa star bene, stanno bene insieme.
- Quindi, continua, vi siete attaccati, legati. Ora mettiamo che a lei venga in mente di partire, di andare a vivere in Australia.
-oh, sì, infatti ci sto pensando, in Nuova Zelanda
-Ma come? si allontanerebbe da lui? Allora non è vero che siete legati!
Le amiche ridono, ci mettono a conoscenza del fatto che già vivono lontani, trecento chilometri.
-Ma in Nuova Zelanda ci andreste insiem?
_Sì, naturalm,eente, sì
- allora va bene, restate attaccati. Vede, mia cara, è un legame di attaccamento il suo.
- Il nostro.
- No, mia cara, il suo, quello di lui dovremmo chiederlo a lui, fermiamoci a quel che sappiamo, parliamo di lei. E' un bel legame, un legame importante, è come il legame che il bambino ha con la propria madre, intenso, appagante. Lui la far star bene, che altro potrebbe volere? Vero? Sì?. Ma - e con una lunga occhiata percorre il semicerchio degli astanti - ma magari per qualcuno non è stato così? O tutti voi vi siete innamorati in questo modo, un po' per volta, di chi vi fa star bene?
In un brusìo di voci si fanno avanti i sostenitori del coup de foudre. Uno, in particolare, ex marito di una miss italia (a me la gente racconta di tutto), rivendica il primato dell'improvvisa passione, quella che ti fa fare di tutto, quella folgorante, travolgente, forse persino eterna.
- Oh, continua Francesco, è vero, a qualcuno capita. Vi siete visti e vi siete riconosciuti. O meglio: avete visto l'altro e l'avete riconosciuto. Avete detto: è lui, solo lui, e nessuno più. Quella persona unica, che speravate esistesse, quell'essere splendente, ai vostri occhi, un concentrato di bellezza e perfezione.

(ve lo finisco di raccontare domani, vado a fare un massaggio al figliol prodigo. A domani)

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 Oggetto del messaggio: Re: lezione sorprendente
 Nuovo messaggio Inviato: martedì 16 marzo 2010, 8:25 
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Iscritto il: giovedì 22 ottobre 2009, 12:47
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capsicum ha scritto:

Francesco si mette comodo, more solito, al centro del semicerchio dei corsisti e mi chiede: "Cominciamo?"
Io mi guardo attorno, chiedo se ci siamo tutti, manca solo una giovane collega che ha avvisato d'essere un po' in ritardo. Chiudo la porta dopo un rapido sguardo al lungo corridoio dell'ex manicomio: non arriva nessuno.
Francesco comincia a parlare. Riepiloga alcune idee centrali della volta scorsa, scherza con una giovane dottoressa; è una fanciulla di rara bellezza, dalla pelle candida, l'ossatura elegante, capelli castani folti, lunghi e mossi, ma soprattutto una grazia straordinaria in ogni movimento. Credo che per questo scelga lei per chiederle chiede se è sola o fidanzata. E da lì in poi comincia a parlare dell'amore.
Dell'amore.
- E' fidanzata? Quinedi ne è innamorata, sì?
- eh, direi, eh...
la fanciulla è imbarazzata, ma Francesco non demorde. Ridacchia, insiste.
- Allora è innamorata. E lui è quello giusto, debbo supporre.
la Bimba alza il mento e conferma senza neppure arrossire.
Ma come l'ha capito?- incalza lui - e una frase dopo l'altra le strappa il racconto di come si sono incontrati, conosciuti, frequentati e un po' per volta piaciuti. Perché lui la fa star bene, stanno bene insieme.
- Quindi, continua, vi siete attaccati, legati. Ora mettiamo che a lei venga in mente di partire, di andare a vivere in Australia.
-oh, sì, infatti ci sto pensando, in Nuova Zelanda
-Ma come? si allontanerebbe da lui? Allora non è vero che siete legati!
Le amiche ridono, ci mettono a conoscenza del fatto che già vivono lontani, trecento chilometri.
-Ma in Nuova Zelanda ci andreste insiem?
_Sì, naturalmente, sì
- allora va bene, restate attaccati. Vede, mia cara, è un legame di attaccamento il suo.
- Il nostro.
- No, mia cara, il suo, quello di lui dovremmo chiederlo a lui, fermiamoci a quel che sappiamo, parliamo di lei. E' un bel legame, un legame importante, è come il legame che il bambino ha con la propria madre, intenso, appagante. Lui la far star bene, che altro potrebbe volere? Vero? Sì?. Ma - e con una lunga occhiata percorre il semicerchio degli astanti - ma magari per qualcuno non è stato così? O tutti voi vi siete innamorati in questo modo, un po' per volta, di chi vi fa star bene?
In un brusìo di voci si fanno avanti i sostenitori del coup de foudre. Uno, in particolare, ex marito di una miss italia, rivendica il primato dell'improvvisa passione, quella che ti fa fare di tutto, quella folgorante, travolgente, forse persino eterna.
- Oh, continua Francesco, è vero, a qualcuno capita. Vi siete visti e vi siete riconosciuti. O meglio: avete visto l'altro e l'avete riconosciuto. Avete detto: è lui, solo lui, e nessuno più. Quella persona unica, che speravate esistesse, quell'essere splendente, ai vostri occhi, un concentrato di bellezza e perfezione.



Ho tolto le cose che non servivano. Il contesto non va spiegato pedissequamente, è meglio se emerge dal racconto.
Aspetto il resto

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 Oggetto del messaggio: Re: lezione sorprendente
 Nuovo messaggio Inviato: martedì 16 marzo 2010, 8:51 
Credo che ci penserò su stamattina mentre sto con i miei fanciulli (mi scappava da scrivere "mentre addestro i miei fanciulli": a scuola di addestramento).
Un legame di attaccamento. Ho molto su cui riflettere. Sto provando a scrivere una storiella, ma mi sono fermata. Perchè credo di sapere quale sia il rapporto che lega lui a lei, ma ancora non ho chiaro cosa stringa lei a lui. E adesso mi hai dato un buon suggerimento.


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 Oggetto del messaggio: Re: lezione sorprendente
 Nuovo messaggio Inviato: martedì 16 marzo 2010, 18:59 
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Iscritto il: domenica 29 novembre 2009, 20:00
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Francesco si mette comodo, more solito, al centro del semicerchio dei corsisti e mi chiede: "Cominciamo?"
Io mi guardo attorno, chiedo se ci siamo tutti, manca solo una giovane collega che ha avvisato d'essere un po' in ritardo. Chiudo la porta dopo un rapido sguardo al lungo corridoio dell'ex manicomio: non arriva nessuno.
Francesco comincia a parlare. Riepiloga alcune idee centrali della volta scorsa, scherza con una giovane dottoressa; è una fanciulla di rara bellezza, dalla pelle candida, l'ossatura elegante, capelli castani folti, lunghi e mossi, ma soprattutto una grazia straordinaria in ogni movimento. Credo che per questo scelga lei per chiederle chiede se è sola o fidanzata. E da lì in poi comincia a parlare dell'amore.
Dell'amore.
- E' fidanzata? Quinedi ne è innamorata, sì?
- eh, direi, eh...
la fanciulla è imbarazzata, ma Francesco non demorde. Ridacchia, insiste.
- Allora è innamorata. E lui è quello giusto, debbo supporre.
la Bimba alza il mento e conferma senza neppure arrossire.
Ma come l'ha capito?- incalza lui - e una frase dopo l'altra le strappa il racconto di come si sono incontrati, conosciuti, frequentati e un po' per volta piaciuti. Perché lui la fa star bene, stanno bene insieme.
- Quindi, continua, vi siete attaccati, legati. Ora mettiamo che a lei venga in mente di partire, di andare a vivere in Australia.
-oh, sì, infatti ci sto pensando, in Nuova Zelanda
-Ma come? si allontanerebbe da lui? Allora non è vero che siete legati!
Le amiche ridono, ci mettono a conoscenza del fatto che già vivono lontani, trecento chilometri.
-Ma in Nuova Zelanda ci andreste insiem?
_Sì, naturalmente, sì
- allora va bene, restate attaccati. Vede, mia cara, è un legame di attaccamento il suo.
- Il nostro.
- No, mia cara, il suo, quello di lui dovremmo chiederlo a lui, fermiamoci a quel che sappiamo, parliamo di lei. E' un bel legame, un legame importante, è come il legame che il bambino ha con la propria madre, intenso, appagante. Lui la far star bene, che altro potrebbe volere? Vero? Sì?. Ma - e con una lunga occhiata percorre il semicerchio degli astanti - ma magari per qualcuno non è stato così? O tutti voi vi siete innamorati in questo modo, un po' per volta, di chi vi fa star bene?
In un brusìo di voci si fanno avanti i sostenitori del coup de foudre. Uno, in particolare, ex marito di una miss italia, rivendica il primato dell'improvvisa passione, quella che ti fa fare di tutto, quella folgorante, travolgente, forse persino eterna.
- Oh, continua Francesco, è vero, a qualcuno capita. Vi siete visti e vi siete riconosciuti. O meglio: avete visto l'altro e l'avete riconosciuto. Avete detto: è lui, solo lui, e nessuno più. Quella persona unica, che speravate esistesse, quell'essere splendente, ai vostri occhi, un concentrato di bellezza e perfezione.

Gli astanti si esprimono sovrapponendosi disordinatamente. La maggior pare di loro sostiene che questo amore improvviso non esiste, o se c’è si tratta di una illusione di breve durata. Il marito della miss dichiara con forza: - Voi la pensate così perché non l’avete ancora trovato.
-Certo, interviene Francesco, questa è una cosa che accade. Ci sono persone che improvvisamente abbandonano matrimoni riusciti, situazioni considerate da tutti felici, da un giorno all’altro, perché hanno incontrato una persona e l’hanno riconosciuta, di colpo tutto il resto non conta, del resto il bambino si stacca dalla madre, questo tipo di amore è un amore per assimilazione, non per attaccamento. Quello era espressione dell’uomo in quanto essere biologico, questo è espressione dell’uomo come individuo irripetibile, come persona unica che si riconosce in un’altra persona unica, insostituibile, da questi sentirete spesso dire: lui- o lei- è parte di me.

-lei vuol dire, soggiunge il ragazzo con la barba sottile e disegnata, che questo è un amore più adulto, più evoluto?
-Ma no, perché vi intestardite su queste etichette freudiane, mica c’è solo Freud a questo mondo, tutti noi siamo esseri biologici e tutti noi siamo persone. A volte più esseri biologici che individui, a volte più individui che esseri biologici. – si guarda intorno ridacchiando e soggiunge: - e a volte anche altro, no?
Il dibattito si riaccende, sembra che i partigiani dell’uno e dell’altro amore cerchino di sostenere la superiore bontà del proprio; Francesco appare leggermente irritato.
-Signori, un po’ di attenzione, prego, parlate con me. Con me, oggi siete qui per parlare con me, tra voi parlerete a pranzo. Cosa vi conferisce l’autorità di giudicare migliore o peggiore un tipo o l’altro di amore? Quell’amore va bene per la persona che lo prova? E allora è il migliore per lui. Che c’entrate voi, scusate? Mica siamo in una piazza, o in un tribunale. Siete medici o no? Il paziente viene da voi per farsi curare, mica per farsi dire come deve amare. Perbacco!
- Anzi, prosegue, il paziente viene da voi perché sta male, quando sta male, e quindi quando il suo amore l’ha perduto, quando la persona che ama non è più con lui, l’ha lasciato, o sta morendo o è morta. E siccome non tutti i legami sono uguali, non tutti i lutti sono uguali. Se volete aiutare il vostro paziente dovete capire che tipo di lutto ha, che tipo di legame aveva. Se uno è innamorato e sta bene, e la persona che ama sta bene, che cazzo ci viene a fare da voi, eh? Per farsi invidiare? Voi dovete riflettere e ascoltare, e non avere fretta. Un legame d’attaccamento, per esempio, come si esce dal lutto? Come fa un bambino, lascia la madre e si lega ad altre persone. Ad un compagno, a una compagna, agli amici. E’ normale. Non vi sembra normale? – Alza leggermente la voce per sovrastare e azzittire il brusio. – Silenzio. Ora vi racconto una storia, io son siciliano, si sente, vero? Si sente. Quando tornavo a casa mia madre si vantava del figlio che risolveva, diceva lei, tutti i problemi delle persone, le madri, lo sapete, coltivano delle illusioni. Allora rientro a casa e mi dice Francè, ci sta il tale che tu gli devi parlare, dice, la figlia non gli parla più. E ma perché? Perché non son neppure tre mesi che è morta la moglie e già si porta in casa delle donnine. Donnine? Insomma, donnine, rispetto a lui, ha ottant’anni e si porta delle donne di settanta, un po’ meno o un po’ più. E allora? E allora la figlia non gli parla, dice insomma la mamma è ancora calda. Io gli vado a parlare e questo mi fa ma che vogliono, mia figlia che vuole? Io mica gli manco di rispetto a mia moglie. Mai in cinquant’anni di matrimonio le ho mancato di rispetto, giuro, ma ora è morta e io sono solo. Ho bisogno di qualcuno che badi a me. Questo signore aveva perfettamente ragione. Era legatissimo alla moglie, un legame d’attaccamento, un legame biologico, e per cinquanta, o più anni, non mi ricordo, per tutto quel tempo il legame aveva funzionato, il matrimonio era stato felice, lui era stato un marito fedele e devoto. A maggior ragione la figlia non riusciva a capire e a sopportare. Ma come, diceva, la mamma è ancora calda e lui già la sostituisce così? Ma allora non le voleva bene, allora non aveva valore. Invece no. Il signore ottantenne stava cercando di uscire dal lutto, nel modo che era giusto per il suo tipo di legame: la sostituzione. Un modo sano, ma socialmente on accettato. O perlomeno non in tre mesi. Vi chiedete perché?

Li ha catturati, se lo chiedono, e lui incalza –Perché la società di oggi privilegia l’individualità, e quindi il legame di assimilazione. Per questo legame la persona amata è un individuo unico, insostituibile, e se è insostituibile non può essere sostituito, no? Come fate a sostituire uno che è parte di voi? La potreste sostituire la vostra mano? E’ parte di voi, abbiamo detto, e allora? Allora la dovete tenere dentro di voi, la dovete portare dentro di voi. Lui è sempre dentro di me, non l’avete mai sentita questa? Ma voi l’ascoltate la gente? Ve lo dice! E’ come se fosse ancora qui, vi dicono, lo porto sempre con me. Disinvestite, come dice Freud, il sentimento che avete investito in un oggetto esterno e lo reinvestite nello stesso oggetto che avete portato dentro di voi. Ma siccome in questa operazione vi avanza del sentimento, perché per l’oggetto interiorizzato ve ne serve meno, la differenza la potete reinvestire in un altro legame.
- E se non ci riesce?
-Se non ci riesce, dice Freud, muore.- e ride - Come Romeo e Giulietta.- ridacchia, ma ridiventa serio - Ma attenzione, non è che deve per forza morire. Il lutto semplicemente si blocca; la vita della persona rimane bloccata nel lutto. Nulla si muove più. Guardate, in ogni condominio c’è una famiglia bloccata nel lutto. Per esempio la sostituzione può fallire per motivi esterni. Quel signore del mio paese è sempre solo, ha novant'anni ed è sempre solo. perché non ha convinto nessuna a stare con lui, di quelle donnine. Per esempio il disinvestimento e l’interiorizzazione non funzionano se ci sono degli ostacoli. E gli ostacoli, pure questo lo dice Freud, mica io, gli ostacoli sono la rabbia e la colpa. Avevo un paziente, un ufficiale dei carabinieri, che aveva perduto il suo unico figlio, pure lui carabiniere, che s’era suicidato. Con la pistola d’ordinanza. E questo signore, tutto d’un pezzo, che adorava il figliolo con un perfetto legame d’assimilazione, non poteva accettare il suicidio e doveva a tutti costi dimostrare ch’era stato ammazzato. Per un complesso di rabbia e colpa, senso di colpa, voi capite, era colpa sua se era carabiniere, questo figlio, e se non lo fosse stato non si sarebbe suicidato con la pistola d’ordinanza. Ma era pure arrabbiato perché se questo figlio era un suicida l’aveva deluso. Così continuava a indagare per cercare l’assassino, con tutte le complicazioni dovute alle gerarchie militari, uhhh, vi potete immaginare.

-E lei come l’ha aiutato?
-Non l’ho aiutato. Non ci sono riuscito. In nessun modo ci sono riuscito. Non l’ho potuto aiutare. Per aiutarlo avrei dovuto sospingerlo a cambiare, a crescere, a spostare il suo atteggiamento da quello di un individuo a un atteggiamento umano. Perché , e si tocca il naso, come se sospingesse verso l’alto un paio d’occhiali, si cresce andando in crisi, e spostando il proprio atteggiamento, da individuo a essere biologico o viceversa oppure, … perché…. Vediamo, nessuno di voi ha provato un diverso tipo d’amore?
Stavolta c’è aria dubbiosa tra gli astanti. Che altro tipo d’amore? Il timido giovane con la barba disegnata solleva un dito e al cenno d’invito di Francesco soggiunge: -Amore è anche voler far felice la persona amata, volere il suo bene.
-Ecco, e come fa a farla felice, come fa a sapere quale sia il suo bene?
-Si cerca di capire, si prova
-Bravo, e per capire ci si avvicina, ci si approssima, perché la persona amata è un altro, non è parte di noi, e non è lei che ci fa star bene, siamo noi che dobbiamo, o meglio desideriamo far sta bene lei. Un amore per approssimazione, per avvicinamento. Questo, aggiunge alzando leggermente il tono di voce, è l’amore della MADRE, della madre per il bambino. L’attaccamento era l’amore del bambino per la madre, e questo è l’amore della madre per il bambino. La madre non smette mai di avvicinarsi al figlio, non smette mai di fare qualcosa per lui, di volere il suo bene. I due amori non sono uguali. Capisce, mia cara, e si rivolge alla Bimba, capisce perché dicevo che non è detto che l’amore di lui per lei sia dello stesso tipo del suo? Potrebbe, certo, esserlo, ma non è detto.


(non è finito, l'ultimo pezzo è ancora più difficile, sto concentrando quattro ore densissime di lezione e di spiegazioni in un dialogo apparentemente breve... e sto cercando di tagliare tutto il di più... Francesco, dimmi pure. Baci. Caps)

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 Oggetto del messaggio: Re: lezione sorprendente
 Nuovo messaggio Inviato: martedì 16 marzo 2010, 23:59 
Ma sei sicura che l'amore della madre per il bambino sia riconducibile a questa tipologia? Io no.


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 Oggetto del messaggio: Re: lezione sorprendente
 Nuovo messaggio Inviato: mercoledì 17 marzo 2010, 8:48 
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Chiara, quello che credo io verrà fuori alla fine del brano; ma in buiona sostanza si tratta di schematizzazioni e linee guida, che vanno prese come tali; ogni caso singolo è particolare, ma le modalità principali sono quelle tre, secondo Francesco, che ha sistematizzato una teoria di stampo più o meno comportamentale. La cosa sorprendete per me è stata intanto che per parlare del lutto si cominci col parlare dell'amore, e poi il resto.... baci

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 Oggetto del messaggio: Re: lezione sorprendente
 Nuovo messaggio Inviato: mercoledì 17 marzo 2010, 12:51 
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Aspetto il resto ma l'impressione di questo è che non sia un vero racconto. È una sorta di riassunto didascalico. Postalo tutto e poi vediamo cosa possiamo farlo diventare. È lungo e me lo devo ripensare per bene prima di darti delle indicazioni. Messo così ha l'aria di un saggio, di una discussione tra professionisti appunto e manca la scintilla.

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 Oggetto del messaggio: Re: lezione sorprendente
 Nuovo messaggio Inviato: mercoledì 17 marzo 2010, 14:36 
Baci a te caps, mi fa sempre piacere leggerti


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 Oggetto del messaggio: Re: lezione sorprendente
 Nuovo messaggio Inviato: giovedì 18 marzo 2010, 15:28 
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Francesco si mette comodo, more solito, al centro del semicerchio dei corsisti e mi chiede: "Cominciamo?"
Io mi guardo attorno, chiedo se ci siamo tutti, manca solo una giovane collega che ha avvisato d'essere un po' in ritardo. Chiudo la porta dopo un rapido sguardo al lungo corridoio dell'ex manicomio: non arriva nessuno.
Francesco comincia a parlare. Riepiloga alcune idee centrali della volta scorsa, scherza con una giovane dottoressa; è una fanciulla di rara bellezza, dalla pelle candida, l'ossatura elegante, capelli castani folti, lunghi e mossi, ma soprattutto una grazia straordinaria in ogni movimento. Credo che per questo scelga lei per chiederle chiede se è sola o fidanzata. E da lì in poi comincia a parlare dell'amore.
Dell'amore.
- E' fidanzata? Quindi ne è innamorata, sì?
- Eh, direi, eh...
La fanciulla è imbarazzata, ma Francesco non demorde. Ridacchia, insiste.
- Allora è innamorata. E lui è quello giusto, debbo supporre.
La Bimba alza il mento e conferma senza neppure arrossire.
Ma come l'ha capito?- incalza lui - e una frase dopo l'altra le strappa il racconto di come si sono incontrati, conosciuti, frequentati e un po' per volta piaciuti. Perché lui la fa star bene, stanno bene insieme.
- Quindi, continua, vi siete attaccati, legati. Ora mettiamo che a lei venga in mente di partire, di andare a vivere in Australia.
-Oh, sì, infatti ci sto pensando, in Nuova Zelanda
-Ma come? si allontanerebbe da lui? Allora non è vero che siete legati!
Le amiche ridono, ci mettono a conoscenza del fatto che già vivono lontani, trecento chilometri.
-Ma in Nuova Zelanda ci andreste insiem?
_Sì, naturalmente, sì
- Allora va bene, restate attaccati. Vede, mia cara, è un legame di attaccamento il suo.
- Il nostro.
- No, mia cara, il suo, quello di lui dovremmo chiederlo a lui, fermiamoci a quel che sappiamo, parliamo di lei. E' un bel legame, un legame importante, è come il legame che il bambino ha con la propria madre, intenso, appagante. Lui la far star bene, che altro potrebbe volere? Vero? Sì?. Ma - e con una lunga occhiata percorre il semicerchio degli astanti - ma magari per qualcuno non è stato così? O tutti voi vi siete innamorati in questo modo, un po' per volta, di chi vi fa star bene?
In un brusìo di voci si fanno avanti i sostenitori del coup de foudre. Uno, in particolare, ex marito di una miss italia, rivendica il primato dell'improvvisa passione, quella che ti fa fare di tutto, quella folgorante, travolgente, forse persino eterna.
- Oh, continua Francesco, è vero, a qualcuno capita. Vi siete visti e vi siete riconosciuti. O meglio: avete visto l'altro e l'avete riconosciuto. Avete detto: è lui, solo lui, e nessuno più. Quella persona unica, che speravate esistesse, quell'essere splendente, ai vostri occhi, un concentrato di bellezza e perfezione.

Gli astanti si esprimono sovrapponendosi disordinatamente. La maggior pare di loro sostiene che questo amore improvviso non esiste, o se c’è si tratta di una illusione di breve durata. Il marito della miss dichiara con forza: - Voi la pensate così perché non l’avete ancora trovato.
-Certo, interviene Francesco, questa è una cosa che accade. Ci sono persone che improvvisamente abbandonano matrimoni riusciti, situazioni considerate da tutti felici, da un giorno all’altro, perché hanno incontrato una persona e l’hanno riconosciuta, di colpo tutto il resto non conta, del resto il bambino si stacca dalla madre, questo tipo di amore è un amore per assimilazione, non per attaccamento. Quello era espressione dell’uomo in quanto essere biologico, questo è espressione dell’uomo come individuo irripetibile, come persona unica che si riconosce in un’altra persona unica, insostituibile, da questi sentirete spesso dire: lui- o lei- è parte di me.

-Lei vuol dire, soggiunge il ragazzo con la barba sottile e disegnata, che questo è un amore più adulto, più evoluto?
-Ma no, perché vi intestardite su queste etichette freudiane, mica c’è solo Freud a questo mondo, tutti noi siamo esseri biologici e tutti noi siamo persone. A volte più esseri biologici che individui, a volte più individui che esseri biologici. – si guarda intorno ridacchiando e soggiunge: - e a volte anche altro, no?
Il dibattito si riaccende, sembra che i partigiani dell’uno e dell’altro amore cerchino di sostenere la superiore bontà del proprio; Francesco appare leggermente irritato.
-Signori, un po’ di attenzione, prego, parlate con me. Con me, oggi siete qui per parlare con me, tra voi parlerete a pranzo. Cosa vi conferisce l’autorità di giudicare migliore o peggiore un tipo o l’altro di amore? Quell’amore va bene per la persona che lo prova? E allora è il migliore per lui. Che c’entrate voi, scusate? Mica siamo in una piazza, o in un tribunale. Siete medici o no? Il paziente viene da voi per farsi curare, mica per farsi dire come deve amare. Perbacco!
- Anzi, prosegue, il paziente viene da voi perché sta male, quando sta male, e quindi quando il suo amore l’ha perduto, quando la persona che ama non è più con lui, l’ha lasciato, o sta morendo o è morta. E siccome non tutti i legami sono uguali, non tutti i lutti sono uguali. Se volete aiutare il vostro paziente dovete capire che tipo di lutto ha, che tipo di legame aveva. Se uno è innamorato e sta bene, e la persona che ama sta bene, che cazzo ci viene a fare da voi, eh? Voi dovete riflettere e ascoltare, e non avere fretta. Un legame d’attaccamento, per esempio, come si esce dal lutto? Come fa un bambino, lascia la madre e si lega ad altre persone. Ad un compagno, a una compagna, agli amici. E’ normale. Non vi sembra normale? – Alza leggermente la voce per sovrastare e azzittire il brusio. – Silenzio. Ora vi racconto una storia, io son siciliano, si sente, vero? Si sente. Quando tornavo a casa mia madre si vantava del figlio che risolveva, diceva lei, tutti i problemi delle persone, le madri, lo sapete, coltivano delle illusioni. Allora rientro a casa e mi dice Francè, ci sta il tale che tu gli devi parlare, dice, la figlia non gli parla più. E ma perché? Perché non son neppure tre mesi che è morta la moglie e già si porta in casa delle donnine. Donnine? Insomma, donnine, rispetto a lui, ha ottant’anni e si porta delle donne di settanta, un po’ meno o un po’ più. E allora? E allora la figlia non gli parla, dice insomma la mamma è ancora calda. Io gli vado a parlare e questo mi fa ma che vogliono, mia figlia che vuole? Io mica gli manco di rispetto a mia moglie. Mai in cinquant’anni di matrimonio le ho mancato di rispetto, giuro, ma ora è morta e io sono solo. Ho bisogno di qualcuno che badi a me. Questo signore aveva perfettamente ragione. Era legatissimo alla moglie, un legame d’attaccamento, un legame biologico, e per cinquanta, o più anni, non mi ricordo, per tutto quel tempo il legame aveva funzionato, il matrimonio era stato felice, lui era stato un marito fedele e devoto. A maggior ragione la figlia non riusciva a capire e a sopportare. Ma come, diceva, la mamma è ancora calda e lui già la sostituisce così? Ma allora non le voleva bene, allora non aveva valore. Invece no. Il signore ottantenne stava cercando di uscire dal lutto, nel modo che era giusto per il suo tipo di legame: la sostituzione. Un modo sano, ma socialmente non accettato. O perlomeno non in tre mesi. Vi chiedete perché?

Li ha catturati, se lo chiedono, e lui incalza –Perché la società di oggi privilegia l’individualità, e quindi il legame di assimilazione. Per questo legame la persona amata è un individuo unico, insostituibile, e se è insostituibile non può essere sostituito, no? Come fate a sostituire uno che è parte di voi? La potreste sostituire la vostra mano? E’ parte di voi, abbiamo detto, e allora? Allora la dovete tenere dentro di voi, la dovete portare dentro di voi. Lui è sempre dentro di me, non l’avete mai sentita questa? Ma voi l’ascoltate la gente? Ve lo dice! E’ come se fosse ancora qui, vi dicono, lo porto sempre con me. Disinvestite, come dice Freud, il sentimento che avete investito in un oggetto esterno e lo reinvestite nello stesso oggetto che avete portato dentro di voi. Ma siccome in questa operazione vi avanza del sentimento, perché per l’oggetto interiorizzato ve ne serve meno, la differenza la potete reinvestire in un altro legame.

- E se non ci riesce?
-Se non ci riesce, dice Freud, muore.- e ride - Come Romeo e Giulietta.- ridacchia, ma ridiventa serio - Ma attenzione, non è che deve per forza morire. Il lutto semplicemente si blocca; la vita della persona rimane bloccata nel lutto. Nulla si muove più. Guardate, in ogni condominio c’è una famiglia bloccata nel lutto. Per esempio la sostituzione può fallire per motivi esterni. Quel signore del mio paese è sempre solo, ha novant'anni ed è sempre solo: perché non ne ha convinto nessuna a stare con lui, di quelle donnine. Per esempio il disinvestimento e l’interiorizzazione non funzionano se ci sono degli ostacoli. E gli ostacoli, pure questo lo dice Freud, mica io, gli ostacoli sono la rabbia e la colpa. Avevo un paziente, un ufficiale dei carabinieri, che aveva perduto il suo unico figlio, pure lui carabiniere, che s’era suicidato. Con la pistola d’ordinanza. E questo signore, tutto d’un pezzo, che adorava il figliolo con un perfetto legame d’assimilazione, non poteva accettare il suicidio del figlio e doveva a tutti costi dimostrare ch’era stato ammazzato: per un complesso di rabbia e colpa, senso di colpa, voi capite, era colpa sua se era carabiniere, questo figlio, e se non lo fosse stato non si sarebbe suicidato con la pistola d’ordinanza. Ma era pure arrabbiato perché se questo figlio era un suicida l’aveva deluso. Così continuava a indagare per cercare l’assassino, con tutte le complicazioni dovute alle gerarchie militari, uhhh, vi potete immaginare.

-E lei come l’ha aiutato?
-Non l’ho aiutato. Non ci sono riuscito. In nessun modo ci sono riuscito. Non l’ho potuto aiutare. Per aiutarlo avrei dovuto sospingerlo a cambiare, a crescere, a spostare il suo atteggiamento da quello di un individuo a un atteggiamento umano. Perché , e si tocca il naso, come se sospingesse verso l’alto un paio d’occhiali, si cresce andando in crisi, e spostando il proprio atteggiamento, da individuo a essere biologico o viceversa oppure, … perché…. Vediamo, nessuno di voi ha provato un diverso tipo d’amore?
Stavolta c’è aria dubbiosa tra gli astanti. Che altro tipo d’amore? Il timido giovane con la barba disegnata solleva un dito e al cenno d’invito di Francesco soggiunge: -Amore è anche voler far felice la persona amata, volere il suo bene.
-Ecco, e come fa a farla felice, come fa a sapere quale sia il suo bene?
-Si cerca di capire, si prova
-Bravo, e per capire ci si avvicina, ci si approssima, perché la persona amata è un altro, non è parte di noi, e non è lei che ci fa star bene, siamo noi che dobbiamo, o meglio desideriamo far sta bene lei. Un amore per approssimazione, per avvicinamento. Questo, aggiunge alzando leggermente il tono di voce, è l’amore della MADRE, della madre per il bambino. L’attaccamento era l’amore del bambino per la madre, e questo è l’amore della madre per il bambino. La madre non smette mai di avvicinarsi al figlio, non smette mai di fare qualcosa per lui, di volere il suo bene. I due amori non sono uguali. Capisce, mia cara, e si rivolge alla Bimba, capisce perché dicevo che non è detto che l’amore di lui per lei sia dello stesso tipo del suo? Potrebbe esserlo o no, non è detto.

Bene. Francesco ha continuato la sua lezione, ha spiegato come l'attaccamento si ripari con la sostituzione, l'assimilazione con introiezione e disinvestimento e la dedizione con il proseguire gli scopi della persona perduta.
Ma, per quanto ne apprezzi l'utilità didattica e clinica, non mi convince del tutto e all'intervallo, mentre lui ed io facciamo delle vasche negli interminabili corridoi del monumentale complesso manicomiale, gli presento il mio parere. Certo, concorda lui, si tratta di una semplificazione didattica che non può esaurire l'infinita varietà e mutevolezza dell'essere umano, eppure, ribadisce, guardiamo come sono le cose nella maggior parte dei casi, nell'ottanta per cento, diciamo. La gente, in genere, è così, si comporta così.

So che ha ragione, ma solo in un ambito diagnostico, di fotografia di una situazione in movimento. O di riepilogo di un amore finito.
Mi vien da ridere se penso che la gente abbia la scelta tra solo tre tipi di amore. Cosa vuole? attaccamento, passione o devozione? Busta uno, busta due o busta tre? Bene, il nostro concorrente ha scelto la tre! Ora vediamo... Devozione! Un applauso, signori. Allegria!
E, si sa, una volta aperta, la busta non si può cambiare.... Il notaio controlla.

Ma, fuori dalla fiction psicoterapica, il mondo corre in avanti lungo la freccia direzionale della quarta dimensione: il tempo. E lungo la stessa dimensione corre l'amore.
Un amore vivo non si lascia afferrare, autopsiare: potrebbe morirne. Un amore vivo cambia, cresce, corre, travolge, ride, vola.
Un amore vivo è una strada che si addentra nel futuro, è un'esplorazione di sé e dell'altro.

E' attaccamento devoto, è passione irrefrenabile e subito dopo quieto appagamento; confidenza, consolazione reciproca, ricerca continua, ascolto. Un amore ti spia dolcemente, ti osserva deliziato, ti previene, e si consola tra le tue braccia.
Perdere un amore così, certo, può spingerti a sostituirlo per non morirne, ma può essere solo una sostituzione parziale, mentre dentro di te comunque un poco muori, senza fine, ogni giorno, e se qualcosa può aiutarti a sopportare, forse è la convinzione che la separazione abbia un senso per il bene del tuo amato.

La passione senza attaccamento sarebbe un'altalena terribile di ansie e desideri, di ricongiungimenti e distacchi, estenuante, mentre l'attaccamento senza passione, negli anni, diverrebbe un soporoso protrarsi di un'infanzia adulta interminabile. Infine è la devozione che fornisce un senso profondo ad ogni contrasto, ad ogni sacrificio.La devozione permette di condividere l'amore, la devozione permette di conoscersi, di fondersi, di aprire delle porte, di parlare veramente da un cuore ad un altro cuore. La devozione non è gelosa, pur se timorosa di un possibile distacco. La devozione fa spazio ad altre passioni, ad altri attaccamenti, ad altri amori. Ma, lasciata sola, svuotata dalla passione, dal desiderio di assimilazione, di mescolarsi, di fondersi, diventa un legame fraterno, lievemente malinconico, un legame vecchio.
Ah, Francesco, noi dobbiamo ancora parlare.


(Francesco T., lo so che questo non è un racconto nel senso stretto del termine; non è neppure un saggio, nel senso stretto, né un articolo. E' un post "tipico" del mio blog, un esperimento di condivisione: una finestra sul mondo dei curanti, liberamente accessibile ai curandi; uno strano tipo di letteratura che propone al mondo qualcosa per cui forse il mondo non è pronto. Considerala così, senza prevenzione. Un bacio. Caps)

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 Oggetto del messaggio: Re: lezione sorprendente
 Nuovo messaggio Inviato: venerdì 19 marzo 2010, 9:27 
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capsicum ha scritto:
Francesco si mette comodo, more solito, al centro del semicerchio dei corsisti e mi chiede: "Cominciamo?"
Io mi guardo attorno, chiedo se ci siamo tutti, manca solo una giovane collega che ha avvisato d'essere un po' in ritardo. Chiudo la porta dopo un rapido sguardo al lungo corridoio dell'ex manicomio: non arriva nessuno.
Francesco comincia a parlare. Riepiloga alcune idee centrali della volta scorsa, scherza con una giovane dottoressa; è una fanciulla di rara bellezza, dalla pelle candida, l'ossatura elegante, capelli castani folti, lunghi e mossi, ma soprattutto una grazia straordinaria in ogni movimento. Credo che per questo scelga lei per chiederle chiede se è sola o fidanzata. E da lì in poi comincia a parlare dell'amore.
Dell'amore.

- E' fidanzata? Quindi ne è innamorata, sì?
- Eh, direi, eh...
La fanciulla è imbarazzata, L'imbarazzo è già molto chiaro dal tipo di risposta ma Francesco non demorde. Ridacchia, insiste.
- Allora è innamorata. E lui è quello giusto, debbo supporre.
La Bimba alza il mento e conferma senza neppure arrossire.
Ma come l'ha capito?- incalza lui - e una frase dopo l'altra le strappa il racconto di come si sono incontrati, conosciuti, frequentati e un po' per volta piaciuti. Perché lui la fa star bene, stanno bene insieme.
- Quindi, continua, vi siete attaccati, legati. Ora mettiamo che a lei venga in mente di partire, di andare a vivere in Australia.
-Oh, sì, infatti ci sto pensando, in Nuova Zelanda
-Ma come? si allontanerebbe da lui? Allora non è vero che siete legati!
Le amiche ridono, ci mettono a conoscenza del fatto che già vivono lontani, a trecento chilometri di distanza.
-Ma in Nuova Zelanda ci andreste insiem?
_Sì, naturalmente, sì
- Allora va bene, restate attaccati. Vede, mia cara, è un legame di attaccamento il suo.
- Il nostro.
- No, mia cara, il suo, quello di lui dovremmo chiederlo a lui, fermiamoci a quel che sappiamo, parliamo di lei. E' un bel legame, un legame importante, è come il legame che il bambino ha con la propria madre, intenso, appagante. Lui la far star bene, che altro potrebbe volere? Vero? Sì?. Ma - e con una lunga occhiata percorre il semicerchio degli astanti - ma rompi il ritmo magari per qualcuno non è stato così? O tutti voi vi siete innamorati in questo modo, un po' per volta, di chi vi fa star bene?
In un brusìo di voci si fanno avanti i sostenitori del coup de foudre. Uno, in particolare, ex marito di una miss italia, rivendica il primato dell'improvvisa passione, quella che ti fa fare di tutto, quella folgorante, travolgente, forse persino eterna.
- Oh, continua Francesco, è vero, a qualcuno capita. Vi siete visti e vi siete riconosciuti. O meglio: avete visto l'altro e l'avete riconosciuto. Avete detto: è lui, solo lui, e nessuno più. Quella persona unica, che speravate esistesse, quell'essere splendente, ai vostri occhi, un concentrato di bellezza e perfezione.

Gli astanti si esprimono sovrapponendosi disordinatamente. La maggior pare di loro sostiene che questo amore improvviso non esiste, o se c’è si tratta di una illusione di breve durata. Il marito della miss dichiara con forza: - Voi la pensate così perché non l’avete ancora trovato.
-Certo, interviene Francesco, questa è una cosa che accade. Ci sono persone che improvvisamente abbandonano matrimoni riusciti, situazioni considerate da tutti felici, da un giorno all’altro, perché hanno incontrato una persona e l’hanno riconosciuta, di colpo tutto il resto non conta, del resto il bambino si stacca dalla madre, questo tipo di amore è un amore per assimilazione, non per attaccamento. Quello era espressione dell’uomo in quanto essere biologico, questo è espressione dell’uomo come individuo irripetibile, come persona unica che si riconosce in un’altra persona unica, insostituibile, da questi sentirete spesso dire: lui- o lei- è parte di me.

-Lei vuol dire, soggiunge il ragazzo con la barba sottile e disegnata, che questo è un amore più adulto, più evoluto?
-Ma no, perché vi intestardite su queste etichette freudiane, mica c’è solo Freud a questo mondo, tutti noi siamo esseri biologici e tutti noi siamo persone. A volte più esseri biologici che individui, a volte più individui che esseri biologici. – si guarda intorno ridacchiando e soggiunge: - e a volte anche altro, no?
Il dibattito si riaccende, sembra che i partigiani dell’uno e dell’altro amore cerchino di sostenere la superiore bontà del proprio; Francesco appare leggermente irritato.
-Signori, un po’ di attenzione, prego, parlate con me. Con me, oggi siete qui per parlare con me, tra voi parlerete a pranzo. Cosa vi conferisce l’autorità di giudicare migliore o peggiore un tipo o l’altro di amore? Quell’amore va bene per la persona che lo prova? E allora è il migliore per lui. Che c’entrate voi, scusate? Mica siamo in una piazza, o in un tribunale. Siete medici o no? Il paziente viene da voi per farsi curare, mica per farsi dire come deve amare. Perbacco!
- Anzi, prosegue, il paziente viene da voi perché sta male, quando sta male, e quindi quando il suo amore l’ha perduto, quando la persona che ama non è più con lui, l’ha lasciato, o sta morendo o è morta. E siccome non tutti i legami sono uguali, non tutti i lutti sono uguali. Se volete aiutare il vostro paziente dovete capire che tipo di lutto ha, che tipo di legame aveva. Se uno è innamorato e sta bene, e la persona che ama sta bene, che cazzo ci viene a fare da voi, eh? Voi dovete riflettere e ascoltare, e non avere fretta. Un legame d’attaccamento, per esempio, come si esce dal lutto? Come fa un bambino, lascia la madre e si lega ad altre persone. Ad un compagno, a una compagna, agli amici. E’ normale. Non vi sembra normale? – Alza leggermente la voce per sovrastare e azzittire il brusio. – Silenzio. Ora vi racconto una storia, io son siciliano, si sente, vero? Si sente. Quando tornavo a casa mia madre si vantava del figlio che risolveva, diceva lei, tutti i problemi delle persone, le madri, lo sapete, coltivano delle illusioni. Allora rientro a casa e mi dice Francè, ci sta il tale che tu gli devi parlare, dice, la figlia non gli parla più. E ma perché? Perché non son neppure tre mesi che è morta la moglie e già si porta in casa delle donnine. Donnine? Insomma, donnine, rispetto a lui, ha ottant’anni e si porta delle donne di settanta, un po’ meno o un po’ più. E allora? E allora la figlia non gli parla, dice insomma la mamma è ancora calda. Io gli vado a parlare e questo mi fa ma che vogliono, mia figlia che vuole? Io mica gli manco di rispetto a mia moglie. Mai in cinquant’anni di matrimonio le ho mancato di rispetto, giuro, ma ora è morta e io sono solo. Ho bisogno di qualcuno che badi a me. Questo signore aveva perfettamente ragione. Era legatissimo alla moglie, un legame d’attaccamento, un legame biologico, e per cinquanta, o più anni, non mi ricordo, per tutto quel tempo il legame aveva funzionato, il matrimonio era stato felice, lui era stato un marito fedele e devoto. A maggior ragione la figlia non riusciva a capire e a sopportare. Ma come, diceva, la mamma è ancora calda e lui già la sostituisce così? Ma allora non le voleva bene, allora non aveva valore. Invece no. Il signore ottantenne stava cercando di uscire dal lutto, nel modo che era giusto per il suo tipo di legame: la sostituzione. Un modo sano, ma socialmente non accettato. O perlomeno non in tre mesi. Vi chiedete perché?

Li ha catturati, se lo chiedono, e lui incalza –Perché la società di oggi privilegia l’individualità, e quindi il legame di assimilazione. Per questo legame la persona amata è un individuo unico, insostituibile, e se è insostituibile non può essere sostituito, no? Come fate a sostituire uno che è parte di voi? La potreste sostituire la vostra mano? E’ parte di voi, abbiamo detto, e allora? Allora la dovete tenere dentro di voi, la dovete portare dentro di voi. Lui è sempre dentro di me, non l’avete mai sentita questa? Ma voi l’ascoltate la gente? Ve lo dice! E’ come se fosse ancora qui, vi dicono, lo porto sempre con me. Disinvestite, come dice Freud, il sentimento che avete investito in un oggetto esterno e lo reinvestite nello stesso oggetto che avete portato dentro di voi. Ma siccome in questa operazione vi avanza del sentimento, perché per l’oggetto interiorizzato ve ne serve meno, la differenza la potete reinvestire in un altro legame.

- E se non ci riesce?
-Se non ci riesce, dice Freud, muore.- e ride - Come Romeo e Giulietta.- ridacchia, ma ridiventa serio - Ma attenzione, non è che deve per forza morire. Il lutto semplicemente si blocca; la vita della persona rimane bloccata nel lutto. Nulla si muove più. Guardate, in ogni condominio c’è una famiglia bloccata nel lutto. Per esempio la sostituzione può fallire per motivi esterni. Quel signore del mio paese è sempre solo, ha novant'anni ed è sempre solo: perché non ne ha convinto nessuna a stare con lui, di quelle donnine. Per esempio il disinvestimento e l’interiorizzazione non funzionano se ci sono degli ostacoli. E gli ostacoli, pure questo lo dice Freud, mica io, gli ostacoli sono la rabbia e la colpa. Avevo un paziente, un ufficiale dei carabinieri, che aveva perduto il suo unico figlio, pure lui carabiniere, che s’era suicidato. Con la pistola d’ordinanza. E questo signore, tutto d’un pezzo, che adorava il figliolo con un perfetto legame d’assimilazione, non poteva accettare il suicidio del figlio e doveva a tutti costi dimostrare ch’era stato ammazzato: per un complesso di rabbia e colpa, senso di colpa, voi capite, era colpa sua se era carabiniere, questo figlio, e se non lo fosse stato non si sarebbe suicidato con la pistola d’ordinanza. Ma era pure arrabbiato perché se questo figlio era un suicida l’aveva deluso. Così continuava a indagare per cercare l’assassino, con tutte le complicazioni dovute alle gerarchie militari, uhhh, vi potete immaginare.

-E lei come l’ha aiutato?
-Non l’ho aiutato. Non ci sono riuscito. In nessun modo ci sono riuscito. Non l’ho potuto aiutare. Per aiutarlo avrei dovuto sospingerlo a cambiare, a crescere, a spostare il suo atteggiamento da quello di un individuo a un atteggiamento umano. Perché , e si tocca il naso, come se sospingesse verso l’alto un paio d’occhiali, si cresce andando in crisi, e spostando il proprio atteggiamento, da individuo a essere biologico o viceversa oppure, … perché…. Vediamo, nessuno di voi ha provato un diverso tipo d’amore?
Stavolta c’è aria dubbiosa tra gli astanti. Che altro tipo d’amore? Il timido giovane con la barba disegnata solleva un dito e al cenno d’invito di Francesco soggiunge: -Amore è anche voler far felice la persona amata, volere il suo bene.
-Ecco, e come fa a farla felice, come fa a sapere quale sia il suo bene?
-Si cerca di capire, si prova
-Bravo, e per capire ci si avvicina, ci si approssima, perché la persona amata è un altro, non è parte di noi, e non è lei che ci fa star bene, siamo noi che dobbiamo, o meglio desideriamo far sta bene lei. Un amore per approssimazione, per avvicinamento. Questo, aggiunge alzando leggermente il tono di voce, è l’amore della MADRE, della madre per il bambino. L’attaccamento era l’amore del bambino per la madre, e questo è l’amore della madre per il bambino. La madre non smette mai di avvicinarsi al figlio, non smette mai di fare qualcosa per lui, di volere il suo bene. I due amori non sono uguali. Capisce, mia cara, e si rivolge alla Bimba, capisce perché dicevo che non è detto che l’amore di lui per lei sia dello stesso tipo del suo? Potrebbe esserlo o no, non è detto.

Bene. Francesco ha continuato la sua lezione, ha spiegato come l'attaccamento si ripari con la sostituzione, l'assimilazione con introiezione e disinvestimento e la dedizione con il proseguire gli scopi della persona perduta.
Ma, per quanto ne apprezzi l'utilità didattica e clinica, non mi convince del tutto e all'intervallo, mentre lui ed io facciamo delle vasche negli interminabili corridoi del monumentale complesso manicomiale, gli presento il mio parere. Certo, concorda lui, si tratta di una semplificazione didattica che non può esaurire l'infinita varietà e mutevolezza dell'essere umano, eppure, ribadisce, guardiamo come sono le cose nella maggior parte dei casi, nell'ottanta per cento, diciamo. La gente, in genere, è così, si comporta così.

So che ha ragione, ma solo in un ambito diagnostico, di fotografia di una situazione in movimento. O di riepilogo di un amore finito.
Mi vien da ridere se penso che la gente abbia la scelta tra solo tre tipi di amore. Cosa vuole? attaccamento, passione o devozione? Busta uno, busta due o busta tre? Bene, il nostro concorrente ha scelto la tre! Ora vediamo... Devozione! Un applauso, signori. Allegria!
E, si sa, una volta aperta, la busta non si può cambiare.... Il notaio controlla.

Ma, fuori dalla fiction psicoterapica, il mondo corre in avanti lungo la freccia direzionale della quarta dimensione: il tempo. E lungo la stessa dimensione corre l'amore.
Un amore vivo non si lascia afferrare, autopsiare: potrebbe morirne. Un amore vivo cambia, cresce, corre, travolge, ride, vola.
Un amore vivo è una strada che si addentra nel futuro, è un'esplorazione di sé e dell'altro.

E' attaccamento devoto, è passione irrefrenabile e subito dopo quieto appagamento; confidenza, consolazione reciproca, ricerca continua, ascolto. Un amore ti spia dolcemente, ti osserva deliziato, ti previene, e si consola tra le tue braccia.
Perdere un amore così, certo, può spingerti a sostituirlo per non morirne, ma può essere solo una sostituzione parziale, mentre dentro di te comunque un poco muori, senza fine, ogni giorno, e se qualcosa può aiutarti a sopportare, forse è la convinzione che la separazione abbia un senso per il bene del tuo amato.

La passione senza attaccamento sarebbe un'altalena terribile di ansie e desideri, di ricongiungimenti e distacchi, estenuante, mentre l'attaccamento senza passione, negli anni, diverrebbe un soporoso protrarsi di un'infanzia adulta interminabile. Infine è la devozione che fornisce un senso profondo ad ogni contrasto, ad ogni sacrificio.La devozione permette di condividere l'amore, la devozione permette di conoscersi, di fondersi, di aprire delle porte, di parlare veramente da un cuore ad un altro cuore. La devozione non è gelosa, pur se timorosa di un possibile distacco. La devozione fa spazio ad altre passioni, ad altri attaccamenti, ad altri amori. Ma, lasciata sola, svuotata dalla passione, dal desiderio di assimilazione, di mescolarsi, di fondersi, diventa un legame fraterno, lievemente malinconico, un legame vecchio.
Ah, Francesco, noi dobbiamo ancora parlare.


(Francesco T., lo so che questo non è un racconto nel senso stretto del termine; non è neppure un saggio, nel senso stretto, né un articolo. E' un post "tipico" del mio blog, un esperimento di condivisione: una finestra sul mondo dei curanti, liberamente accessibile ai curandi; uno strano tipo di letteratura che propone al mondo qualcosa per cui forse il mondo non è pronto. Considerala così, senza prevenzione. Un bacio. Caps)


Il mio mondo non è pronto a questa cosa perché non sento nemmeno flebilmente la minima eco della tua voce. Hai raccontato facendo della "conferenza dotta" una sorta di paravento. Tu dove sei? Cosa c'è di tuo? Capisco che nel tuo blog un pezzo del genere trovi perfetta collocazione ma qui dove di deve raccontare partendo da dentro il senso manca completamente. Potresti dire le stesse identiche cose estrapolandole dal corso per medici e facendole vivere a un personaggio in mille modi.
Due amanti a letto
Monologo interiore
Un adolescente sveglio che corre in motorino
Il pezzo è interessante ma freddo gelido. Dove stanno le emozioni e i sentimenti? Dove sta la passione? Un pezzo ti deve prendere anche se parla del carburatore di una Gilera, non è il cosa ma il come e qua il come manca completamente.
So che ci hai faticato, ma raccontare nell'altro modo ti portava via molta meno memoria e molto meno energia.
Sai trovare un modo per dire le stesse cose nel modo in cui mi piacerebbe leggerle?

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 Oggetto del messaggio: Re: lezione sorprendente
 Nuovo messaggio Inviato: sabato 20 marzo 2010, 9:03 
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Non so se non replichi perché non hai tempo.
Quello che dico io non è assoluto. È solo quello che penso io e può essere messo in discussione. Se trovi che le mie osservazioni non ti portino da nessuna parte parliamone e vediamo dove si può andare a fare cosa.
Ciao

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 Oggetto del messaggio: Re: lezione sorprendente
 Nuovo messaggio Inviato: sabato 20 marzo 2010, 10:57 
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uh, come hai fatto a indovinare? la notte tra giovedì e venerdì ho lavorato fino alle tre del mattino, poi venerdì ho ripreso alle otto meno venti e sono andata avanti senza fermarmi fino alle otto e mezzo di sera, poi cena e francamente sono crollata a dormire.
Nel frattempo ci ho pensato, e prometto che entro oggi ti rispondo. Credo di aver capito cosa vuoi dire. Giuro che rispondo entro oggi, ora ho tre secondi e francamente è un argomento che merita più tempo. Un abbraccio. Caps

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 Oggetto del messaggio: Re: lezione sorprendente
 Nuovo messaggio Inviato: domenica 21 marzo 2010, 11:25 
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Credo che per prima cosa io avessi bisogno di chiarire a me stessa in che modo la sistematizzazione didattica di Francesco possa costituire una griglia su cui confrontare situazioni difficili da catalogare e prendere decisioni che sembrerebbero impossibili. Succede di dover affrontare situazioni di distacco. la mattina di quella lezione, per esempio, stavo per incontrare una persona che non poteva accettare un distacco, una separazione, un cambiamento di rapporti. Ero intensamente curiosa, mi chiedevo se comprendere il tipo di rapporto che questa persona doveva interrompere avrebbe potuto fornirmi la chiave per renderle le cose meno difficili.
Ho ascoltato intensamente, durante quelle quattro ore. Poi ho fatto mente locale ai miei personali lutti, e al mio sentimento d'amore, mi sono chiesta come amo io e se e come io rientri nelle classificazioni di Francesco. e poi ho parlato con lui, facendo delle vasche nei lunghi e luminosi corridoi dell'ex manicomio. Poi sono andata a pranzo con quella persona. Le cose quando le vivi sono più complesse di quando le racconti. Ma la lezione di Francesco è stata utile, a me e alla persona di cui sopra.
Quello che volevo fare era restituire esattamente questo: una chiave da usare su vari tipi di serrature. La stessa chiave può servire per scrivere un racconto in modo consapevole. Infatti credo che la userò per tornare alla storia degli invisibili. Credo di poterla usare per scrivere una storia sulle separazioni, su diverse separazioni. Potrebbero essere un gruppo di storie, di amori diversi, separazioni diverse. L'amore che è protagonista della lezione di Francesco non è solo l'amore di una coppia, è qualunque tipo di amicizia, affetto, legame.
francesco ha creato una associazione di volontariato che si chiama rivivere e riunisce medici, psicologi, persone qualunque, ne fa parte una associazione di pensionati, epr esempio, ed è finanziata da una fondazione no profit oltre che dai volontari che contribuiscono anche col proprio impegno. Questa associazione aiuta le persone in lutto. Certo, forniscono un supporto psicologico, una dozzina di incontri con uno psicologo che aiuta a "sbloccare" il processo del lutto, ma fanno cose importantissime e apparentemente molto semplici. per esempio ci sono degli anziani che ti vanno a consolare e ad aiutare a mettere via la roba del defunto. ti immagini, Francesco, ci sono famiglie che dopo anni non hanno ancora trovato la forza di vuotare l'armadio del figlio o della mamma morta. Da soli non riescono, ma a volte basta l'aiuto di qualcuno che materialmente lo fa, mentre magari tu piangi e ascolta quello che tu racconti, e ti porge un fazzoletto e magari ti abbraccia.
Uh, questo sarebbe un bel racconto da scrivere. ma intanto il resoconto della lezione e le mie riflessioni sono lì e fanno da seme, da promemoria. posso usarle io, ma può usarle la persona qualunque che mi viene a trovare sul blog ed ha nella stanza accanto una madre anzianissima che sta morendo. Oppure ha un padre che non riesce a consolarsi della morte della moglie, e i figli non sanno come aiutarlo. A volte non si può offrire molto a queste persone, ma non sai mai quale briciola potrebbe sfamarli. I racconti, tu dici, devono venire da dentro. Vero, è importante questo, ma a volte devono arrivare dentro, e per farlo a volte devono essere "maneggiabili" dalle persone che soffrono. Quando uno soffre davvero non lo puoi colpire sotto la cintura come faresti con un racconto che, in modo inatteso, veicola contenuti di questo genere. A volte ha bisogno di poter raccogliere le informazioni con una certa distanza, digerirle un po' per volta. Ecco che il post didascalico serve. Non a caso sul mio blog questo post è stato commentato da due persone: una è una malata di cancro al seno con il marito che ha un gist, cioè una specie di "neoplasia a sorpresa" intestinale, che solo il tempo dirà se è maligna o no... meraviglioso, vero? Una coppia che si cimenta con l'incertezza ogni giorno; l'altra persona è una che sta vivendo un lutto in questi giorni.
Ma hai ragioni, questo è materiale di partenza, uno scheletro da rivestire di carne e di pelle e di vestiti. però. prima, va digerito. Credo di aver fatto solo questo, epr ora, un po' come quando tu nel guazzabuglio ci suggerisci di buttare via tutto tranne una decina di righe, e poi ripartire da lì.
Un abbraccio, per ora. Caps (P.S. non lo so cosa scriverò adesso. per il momento devo continuare a preparare il test semestrale dei miei ragazzi, ma intanto ci sto pensando. e naturalmente aspetto sempre i tuoi input)

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 Oggetto del messaggio: Re: lezione sorprendente
 Nuovo messaggio Inviato: lunedì 22 marzo 2010, 9:43 
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Iscritto il: giovedì 22 ottobre 2009, 12:47
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Adesso ho capito cosa hai fatto dato che lo hai spiegato molto bene. Sono contento che tu abbia scelto di pubblicare anche qui questo materiale. Credo possa essere terreno di coltura e di cultura per tutti quelli che si imbatteranno in queste pagine. Per ciò ti ringrazio e aspetto quello che mi vorrai mandare quando avrai qualcosa da mandare.
Ciao e buon lavoro

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