isabella ha scritto:
Aspettare al bar della stazione di una cittadina fuori mano come questa non è una bella cosa, c’è gente che non mi piace, gente di passaggio, frettolosa, mal disposta. Il bar è sporco, i panini fanno schifo. E ovunque quella puzza di polvere marcia delle stazioni e degli sfasciacarrozze. C’è l’angolo tabaccheria e vari videogame: alcune persone si sono messe in fila per giocare alla lotteria. Sento un malessere quasi fisico. Per fortuna questo bar ha il dehor. Ci vado subito e mi siedo a un tavolino. Non c’è nessuno. Sto aspettando un amico che mi venga a prendere. Davanti a me c’è una grande piazza, con una rotonda verde nel mezzo. Non è una bella piazza, ma in fondo al viale che inizia dall’altra parte si vedono le montagne innevate, non lontane. Fa freddo. Preferisco il freddo alla gente del bar. Il cameriere è un uomo sciatto, per venire a prendere l’ordine si è messo il giaccone e, non so perché, ma la cosa mi irrita. Ordino un cappuccino bollente, tiro su il bavero del cappotto e guardo la piazza davanti a me.
Tieni buone le opinioni del protagonista. Se ha dei ripensamenti giocateli più avanti. Per adesso è di malumore e non sopporta le persone. Non farlo ripensare adesso ti dà l'opportunità di riprendere il discorso più avanti. Del tipo che magari è tutta brava gente. Lavorare in questo modo crea nel racconto un reticolo connettivo di rimandi che raccontano meglio i pensieri del protagonista. Le sue sensazioni, contraddizioni, fastidi ecc.
Aspetto il seguito, l'inizio, come vedi, è buono