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Indice » 7) INTERVISTA A ME STESSO




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 Oggetto del messaggio: Genny - Isabella
 Nuovo messaggio Inviato: giovedì 3 dicembre 2009, 19:01 
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GENNY.

Mercoledì.
Gentilissima Genny,
sarei felice di averla mia ospite sabato prossimo nel pomeriggio, per un tè e una intervista.
Isabella

Domenica.
Genny è arrivata. Mi è apparsa sulla soglia. E’ chiarissima, elegante, porta i capelli raccolti dentro un grazioso cappellino che le scende sulla fronte. Il suo bellissimo viso si china lentamente, molto gentile, molto ammodo. Poi entra decisa, forse un po’ troppo nervosa, se ne va in salotto senza dirmi niente. A quanto pare conosce la strada. La ritrovo che mi volta le spalle, con i bei piedini sul mio tappeto nel centro della stanza.
Genny: “L’invito era per ieri, se ne rende conto?”
“Sì, me ne rendo conto, mi dispiace”.
“Spero proprio che non succeda più”. Si toglie il cappellino, lo posa sul divano e si siede. “Io ho moltissime cose da fare e a cui pensare ogni giorno, senza dovermi accollare anche i suoi capricci”, dice guardandomi con un sorriso.
Mi aspettavo qualcosa del genere, mi ero preparata. Quindi non mi offendo. E comunque tocca a me fare le domande. Mi piacerebbe chiederle quali sono tutte queste cose che deve fare e pensare ogni giorno, ma mi frena la sua aria di condiscendenza, ho paura che la prenda come una provocazione. E anche se lo facessi, ho l’opprimente sensazione che non ne verrei a capo comunque, lei troverebbe il modo di non rispondere, probabilmente sorvolerebbe con un frettoloso gesto della mano, distogliendo lo sguardo e posandolo su qualcosa d’insignificante, come un soprammobile o il lampadario, e a quel punto direbbe “ha traslocato da poco, vero?” e subito dopo cambierebbe discorso.
Ma intanto guarda me, a busto eretto, senza batter ciglio. La sua bellezza m’intimorisce. Lei pare non sentire il silenzio. Io invece me lo sento tutto sulle spalle, mi vergogno, devo assolutamente dire qualcosa prima che sia troppo tardi.
“Come sta suo marito?”. Domanda folle, mi sento avvampare. In tutti i salotti si sa delle scappatelle di Genny. Il marito è compatito. Che ho fatto?!
Genny non fa caso alla mia confusione, anzi, si lascia un poco andare sul divano con un leggero sospiro artefatto –è una giovane signora di cento anni fa, sa come ci si deve comportare in un salotto. “E’ infelice come al solito”.
Penso a Eugenio, così bello… Come può essere infelice? “Mi dispiace, mi dispiace molto”.
“Non c’è nulla di cui dispiacersi, è normale, è sempre stato così. Semmai c’è di che annoiarsi”.
“E’ molto dura con lui” mormoro io. Le parole fanno fatica ad uscire, questa intervista mi sta sfiancando.
“Ma no che non sono dura”. Posa la tazza vuota sul tavolino. Ha bevuto il tè a piccoli sorsi, senza zucchero né latte né limone. “E’ così e basta”.
Silenzio.
“Mi hanno detto che Eugenio l’ama molto”.
“E’ preso da un amore irrimediabile per me”.
“E’ per questo che è infelice?”.
“No, mia cara, in questo fa tutto da solo”.
“Che significa?”.
Genny mi guarda con attenzione. Poi si alza e dice: “C’è uno specchio in questa camera?”.
Gliene indico uno sul muro.
Raggiunge lo specchio e con pochi gesti sicuri si appunta il cappellino sul capo.
All’improvviso ha deciso di andarsene… Non aspetta nemmeno che io mi alzi e l’accompagni, se ne va da sola verso l’ingresso, tanto è sicura che io la seguirò e prontamente le aprirò la porta.
Ma prima di sparire, quando già ha varcato la soglia, mi fa un bel sorriso –di circostanza- e a chiare lettere dice: “Se vuole scrivere questa storia si deve mettere in testa una cosa, mia cara signora: mio marito non è altro che una pustola, e come tale segue il suo inevitabile corso fino a che non sparisce senza lasciare traccia”.
Ecco, se n’è andata.


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 Oggetto del messaggio: Re: Genny - Isabella
 Nuovo messaggio Inviato: venerdì 4 dicembre 2009, 9:50 
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isabella ha scritto:
GENNY.

Mercoledì 02/12/2009
Gentilissima Genny,
sarei felice di averla mia ospite sabato prossimo nel pomeriggio, per un tè e una intervista.
Isabella

Domenica.
Genny è arrivata. Mi è apparsa sulla soglia. E’ chiarissima (in che senso chiarissima?) , elegante, porta i capelli raccolti dentro un grazioso cappellino che le copre parte della fronte. Il suo bellissimo viso si china lentamente, molto gentile, molto ammodo. Poi entra decisa, forse un po’ troppo nervosa, se ne va in salotto senza dirmi niente. A quanto pare conosce la strada (inquietante) . La ritrovo che mi volta le spalle, con i bei piedini sul mio tappeto nel centro della stanza.
Genny: “L’invito era per ieri, se ne rende conto?”
“Sì, me ne rendo conto, mi dispiace”.
“Spero proprio che non succeda più”.
Si toglie il cappellino, lo posa sul divano e si siede. “Io ho moltissime cose da fare e a cui pensare ogni giorno, senza dovermi accollare anche i suoi capricci”, dice guardandomi con un sorriso.
Mi aspettavo qualcosa del genere, mi ero preparata. Quindi non mi offendo. E comunque tocca a me fare le domande. Mi piacerebbe chiederle quali sono tutte queste cose che deve fare e pensare ogni giorno, ma mi frena la sua aria di condiscendenza, ho paura che la prenda come una provocazione. E anche se lo facessi, ho l’opprimente sensazione che non ne verrei a capo comunque, lei troverebbe il modo di non rispondere, probabilmente sorvolerebbe con un frettoloso gesto della mano, distogliendo lo sguardo e posandolo su qualcosa d’insignificante, come un soprammobile o il lampadario, e a quel punto direbbe “ha traslocato da poco, vero?” e subito dopo cambierebbe discorso.
Ma intanto guarda me, a busto eretto, senza batter ciglio. La sua bellezza m’intimorisce. Lei pare non sentire il silenzio. Io invece me lo sento tutto sulle spalle e mi imbarazza, devo assolutamente dire qualcosa prima che sia troppo tardi.
“Come sta suo marito?”. Domanda folle, mi sento avvampare. In tutti i salotti si sa delle scappatelle di Genny. Il marito è compatito. Che ho fatto?!
Genny non fa caso alla mia confusione, anzi, si lascia un poco andare sul divano con un leggero sospiro artefatto –è una giovane signora di cento anni fa, sa come ci si deve comportare in un salotto. “E’ infelice come al solito”.
Penso a Eugenio, così bello… Come può essere infelice? “Mi dispiace, mi dispiace molto”.
“Non c’è nulla di cui dispiacersi, è normale, è sempre stato così. Semmai c’è di che annoiarsi”.
“E’ molto dura con lui” mormoro io. Le parole fanno fatica ad uscire, questa intervista appena cominciata già mi sta sfiancando.
“Ma no che non sono dura”. Posa la tazza vuota sul tavolino. Ha bevuto il tè a piccoli sorsi, senza zucchero né latte né limone. “E’ così e basta”.
Silenzio.
“Mi hanno detto che Eugenio l’ama molto”.
“E’ preso da un amore irrimediabile per me”.
“E’ per questo che è infelice?”.
“No, mia cara, in questo fa tutto da solo”.
“Che significa?”.
Genny mi guarda con attenzione. Poi si alza e dice: “C’è uno specchio in questa camera?”.
Gliene indico uno sul muro.
Raggiunge lo specchio e con pochi gesti sicuri si appunta il cappellino sul capo.
All’improvviso ha deciso di andarsene… Non aspetta nemmeno che io mi alzi e l’accompagni, se ne va da sola verso l’ingresso, tanto è sicura che io la seguirò e prontamente le aprirò la porta.
Ma prima di sparire, quando già ha varcato la soglia, mi fa un bel sorriso –di circostanza- e a chiare lettere dice: “Se vuole scrivere questa storia si deve mettere in testa una cosa, mia cara signora: mio marito non è altro che una pustola, e come tale segue il suo inevitabile corso fino a che non sparisce senza lasciare traccia”.
Ecco, se n’è andata.


Ma cosa vuoi che ti dica? È delizioso e ne vorrei ancora.
Ecco

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 Oggetto del messaggio: Re: Genny - Isabella
 Nuovo messaggio Inviato: sabato 5 dicembre 2009, 8:33 
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Isabella
ho pensato più volte sia al racconto che alla mia risposta molto sintetica e mi sono chiesto anche se aveva senso che tu partecipando a questo corso pagassi per avere un parere così striminzito.
Il fatto è che il pezzo va bene. Non so quanto tu ci abbia lavorato. Se ti sia uscito di getto o se sia frutto di molti ripensamenti e riscritture. La tua voce, la voce di Isabella, esce chiara nella sua singolarità e mi fa entrare completamente nel tuo mondo. Le tue immagini sono vive e sincere e pure molto sensuali.
Mi piace molto ed è per questo che mi piacerebbe leggere ancora cose scritte in questo modo. Ma allora dovrei essere io a pagare te?

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 Oggetto del messaggio: Re: Genny - Isabella
 Nuovo messaggio Inviato: sabato 5 dicembre 2009, 10:12 
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Amico, saresti il primo a pagare per un mio racconto!
Non l'ho scritto di getto (cosa che non faccio mai), ma sono stata facilitata dall'intervista a Mary (sono quasi uguali). Genny, poi, è un personaggio che conosco abbastanza bene, perchè è la protagonista di un romanzo di cui ho scritto solo il primo capitolo (andato poi perduto...). E' una donnina che te la raccomando... Ho deciso di scriverlo (il racconto) perchè volevo un personaggio completamente diverso da Mary ma messo nella sua stessa situazione. Stranamente non ho avuto grosse difficoltà... Spero che la cosa si ripeta con L'attesa, ma non ho ancora una storia in mente. Ciao


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 Oggetto del messaggio: Re: Genny - Isabella
 Nuovo messaggio Inviato: sabato 5 dicembre 2009, 16:16 
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GENNY.

Mercoledì.
Gentilissima Genny,
sarei felice di averla mia ospite sabato prossimo nel pomeriggio, per un tè e una intervista.
Isabella

Domenica.
Genny è arrivata. Mi è apparsa sulla soglia. E’ luminosa, elegante, porta i capelli raccolti dentro un grazioso cappellino che le copre parte della fronte. Il suo bellissimo viso si china lentamente, molto gentile, molto ammodo. Poi entra decisa, forse un po’ troppo nervosa, se ne va in salotto senza dirmi niente. A quanto pare conosce la strada. La ritrovo che mi volta le spalle, con i bei piedini sul mio tappeto nel centro della stanza.
Genny: “L’invito era per ieri, se ne rende conto?”
“Sì, me ne rendo conto, mi dispiace”.
“Spero proprio che non succeda più”. Si toglie il cappellino, lo posa sul divano e si siede. “Io ho moltissime cose da fare e a cui pensare ogni giorno, senza dovermi accollare anche i suoi capricci”, dice guardandomi con un sorriso.
Mi aspettavo qualcosa del genere, mi ero preparata. Quindi non mi offendo. E comunque tocca a me fare le domande. Mi piacerebbe chiederle quali sono tutte queste cose che deve fare e pensare ogni giorno, ma mi frena la sua aria di condiscendenza, ho paura che la prenda come una provocazione. E anche se lo facessi, ho l’opprimente sensazione che non ne verrei a capo comunque, lei troverebbe il modo di non rispondere, probabilmente sorvolerebbe con un frettoloso gesto della mano, distogliendo lo sguardo e posandolo su qualcosa d’insignificante, come un soprammobile o il lampadario, e a quel punto direbbe “ha traslocato da poco, vero?” e subito dopo cambierebbe discorso.
Ma intanto guarda me, a busto eretto, senza batter ciglio. La sua bellezza m’intimorisce. Lei pare non sentire il silenzio. Io invece me lo sento tutto sulle spalle e mi imbarazza, devo assolutamente dire qualcosa prima che sia troppo tardi.
“Come sta suo marito?”. Domanda folle, mi sento avvampare. In tutti i salotti si sa delle scappatelle di Genny. Il marito è compatito. Che ho fatto?!
Genny non fa caso alla mia confusione, anzi, si lascia un poco andare sul divano con un leggero sospiro artefatto –è una giovane signora di cento anni fa, sa come ci si deve comportare in un salotto. “E’ infelice come al solito”.
Penso a Eugenio, così bello… Come può essere infelice? “Mi dispiace, mi dispiace molto”.
“Non c’è nulla di cui dispiacersi, è normale, è sempre stato così. Semmai c’è di che annoiarsi”.
“E’ molto dura con lui” mormoro io. Le parole fanno fatica ad uscire, questa intervista appena cominciata già mi sta sfiancando.
“Ma no che non sono dura”. Posa la tazza vuota sul tavolino. Ha bevuto il tè a piccoli sorsi, senza zucchero né latte né limone. “E’ così e basta”.
Silenzio.
“Mi hanno detto che Eugenio l’ama molto”.
“E’ preso da un amore irrimediabile per me”.
“E’ per questo che è infelice?”.
“No, mia cara, in questo fa tutto da solo”.
“Che significa?”.
Genny mi guarda con attenzione. Poi si alza e dice: “C’è uno specchio in questa camera?”.
Gliene indico uno sul muro.
Raggiunge lo specchio e con pochi gesti sicuri si appunta il cappellino sul capo.
All’improvviso ha deciso di andarsene… Non aspetta nemmeno che io mi alzi e l’accompagni, se ne va da sola verso l’ingresso, tanto è sicura che io la seguirò e prontamente le aprirò la porta.
Ma prima di sparire, quando già ha varcato la soglia, mi fa un bel sorriso –di circostanza- e a chiare lettere dice: “Se vuole scrivere questa storia si deve mettere in testa una cosa, mia cara signora: mio marito non è altro che una pustola, e come tale segue il suo inevitabile corso fino a che non sparisce senza lasciare traccia”.
Ecco, se n’è andata.


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 Oggetto del messaggio: Re: Genny - Isabella
 Nuovo messaggio Inviato: sabato 5 dicembre 2009, 16:35 
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Questo racconto è bellissimo. Mi piacerebbe averlo nella mia libreria


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 Oggetto del messaggio: Re: Genny - Isabella
 Nuovo messaggio Inviato: sabato 5 dicembre 2009, 17:14 
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isabella ha scritto:
“Se vuole scrivere questa storia si deve mettere in testa una cosa, mia cara signora: mio marito non è altro che una pustola, e come tale segue il suo inevitabile corso fino a che non sparisce senza lasciare traccia”.


La scrivi la storia?
O passi ad altro?
A questo pezzo così va bene e gli servirebbe un contesto. O almeno un prima. O almeno un dopo.

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 Oggetto del messaggio: Re: Genny - Isabella
 Nuovo messaggio Inviato: domenica 10 gennaio 2010, 15:12 
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Isabella un'altra perla. Hai una intera galleria di donne nella testa che lasciano senza fiato. Grazie, questa lettura mi era sfuggita, ma spero continuerai questo o che ci saranno altre interviste


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 Oggetto del messaggio: Re: Genny - Isabella
 Nuovo messaggio Inviato: domenica 10 gennaio 2010, 16:15 
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Iscritto il: venerdì 23 ottobre 2009, 16:55
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grazie Daniela, sei gentile. Sto scrivendo un altro racconto di donne proprio in questi giorni: un confronto fra due donne completamente diverse in una situazione estrema. Sto incontrando un sacco di difficoltà: mi taglierei la mano destra!


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 Oggetto del messaggio: Re: Genny - Isabella
 Nuovo messaggio Inviato: domenica 10 gennaio 2010, 16:24 
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Iscritto il: domenica 1 novembre 2009, 9:41
Messaggi: 244
Località: roma
a parte non lo fare, e poi sono convinta che impareresti a scrivere con la sinistra
ci ho messo del tempo a entrare dentro la tua scrittura
credo la temessi all'inizio
aspetto il prossimo scritto
e poi, scusami, chiedi aiuto a francesco, non ci privare dei tuoi racconti :-)


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